Il caso Novagreen: ecco cosa si dice…

Zero Concorrenti, il libro scritto da Marco De Veglia, è un caso editoriale clamoroso: pubblicato a maggio, nel giro di 20 giorni ha bruciato ogni record ed è sparito dagli scaffali. Permane come best seller su Amazon categoria business, con lista d’attesa per la ristampa.

Perchè è successo, e soprattutto cosa c’entra con Novagreen? Andiamo per ordine.

La ragione è abbastanza nota. Marco De Veglia si occupa da 30 anni di posizionamento, viene dalla scuola di Jack Trout (il creatore del brand positioning, recentemente scomparso), è considerato il massimo esperto italiano in materia.

E soprattutto è stato il primo – probabilmente a livello mondiale – a tradurre i concetti e le tecniche di brand per la piccole imprese: Zero Concorrenti è il testo più ricco e profondo sul posizionamento mai pubblicato con riferimento al mercato italiano.

E Novagreen, in tutto questo?

Ecco svelato il mistero: il riposizionamento della società del 2015 è finito in Zero Concorrenti come caso di studio.

La scelta fatta dalla società guidata da Carlo Befani e Giuseppe Melchiorre fu netta: concentrare l’azienda sull’efficienza energetica dei centri sport & salute.

Di conseguenza, Novagreen ha focalizzato ogni sforzo verso il mondo wellness (soprattutto piscine coperte), e ha affilato le armi commerciali, organizzative, tecnico-operative fino ad essere riconosciuta oggi come marca: gli specialisti dell’energia per i centri sport & salute.

Grazie anche all’attività ESCO (la società investe normalmente proprie risorse negli impianti presso i centri, perlopiù di cogenerazione a gas), ad oggi Novagreen ha realizzato e gestisce 8 impianti, che saliranno a 12 entro fine 2017.

Così la focalizzazione e la crescita del brand non è passata inosservata: la presenza del “caso Novagreen” nel testo di bandiera di un professionista del calibro di Marco De Veglia racconta che la strada intrapresa è quella giusta.

Grazie allora ai clienti, i fornitori, i partner che ci aiutano ogni giorno a compiere questi passi. Di strada da fare ce n’è ancora tanta, ma la squadra è forte e l’orizzonte è nitido.

Buon wellness!

Sporting Club 3T Roma: in esercizio il sistema di cogenerazione potenziata Novagreen

Nelle scorse settimane è stato messo in esercizio il sistema di cogenerazione potenziata Novagreen presso lo Sporting Club 3T di Roma.

Ecco cosa ha dichiarato il titolare Massimiliano Pavia:

“Nella mia piscina consumavamo 6 mila euro al mese tra corrente e gas. In un altro mio centro dopo pochi giorni già mi avevano fatto risparmiare con la gestione del pozzo. Poi c’è la cogenerazione a gas fatta in Esco. Tra tutto risparmio oltre 1500 euro al mese: il 25% dei consumi, in pratica senza che ci ho messo un soldo, e abbiamo in programma anche altre soluzioni per aumentare il risparmio. E poi devo dire che da quando ho conosciuto Novagreen ho chiesto consiglio su tutti i problemi energetici e sono veramente preparati. Per esempio ho avuto una bolletta pazza da 65 mila euro e di fatto mi hanno aiutato ad azzerarla.”

C.S. Athlon (Roma): ecco i risultati del sistema Novagreen dopo il primo inverno di esercizio

Novagreen ha realizzato per il Centro Sportivo Athlon (Roma Nomentano) un revamping completo del sistema energia.

L’intervento è stato effettuato in Esco, con investimento da parte di Novagreen.

Il nuovo sistema – comprendente nuove caldaie a condensazione, nuova UTA, cogenerazione, sistema di regolazione unitario ed altri interventi minori – è andato in esercizio in modo progressivo, a partire da settembre 2016 fino ad inizio 2017.

Dopo il primo inverno di esercizio è possibile trarre già i primi bilanci: ad oggi, su tendenziale annuale, il centro sta risparmiando energia elettrica/termica per oltre 50 mila euro all’anno.

Inoltre il centro è notevolmente migliorato in termini di trattamento aria, umidità, comfort degli ambienti; e il management è stato sostanzialmente sgravato dei problemi di gestione dell’energia – oggi in carico a Novagreen.

Ecco cosa ha dichiarato Maurizio Taruggi, titolare del centro:

“Avevo bisogno di ridurre i costi energetici e mettere a sistema tutta la gestione energia: un centro sportivo ha parecchie complessità (penso solo, per esempio, al tema temperature d’esercizio, quando ti serve un ambiente confortevole h24, vuoi fare efficienza e risparmiare, e devi mettere insieme cogenerazione, condensazione, trattamento aria, gruppi frigo, antilegionella), quindi mi serviva uno specialista.

“Ho scelto Novagreen perché costruiscono e gestiscono impianti di energia soltanto per le strutture sport & salute, e già nei primi incontri si capiva che hanno esperienza ed idee chiare sull’assetto impiantistico e la gestione energetica globale di un centro.

“Ho investito il 15%, il resto l’hanno messo loro. Abbiamo installato le caldaie a condensazione, una nuova UTA, un impianto di cogenerazione da 20 kWe / 46 kWt – un lavoro importante, realizzato in poche settimane, in spazi ridotti e con macchine silenziose e pulite.

Oggi ci dividiamo un risparmio di 50 mila euro all’anno, ed il comfort del centro è notevolmente migliorato.”

Il Centro Sportivo PeterPan di Roma mette in esercizio il Sistema SuperWell fornito da Novagreen

Il Centro Sportivo Peter Pan (http://cspeterpan.it/) è una delle strutture più attrezzate di Roma Est ed è attivo con oltre 3 mila iscritti in zona Castelverde.

Nella scorse settimane il Centro ha messo in esercizio il sistema SuperWell di Novagreen, basato su un cogeneratore a gas naturale di potenza 20 kWe + 46 kWt.

“Abbiamo scelto Novagreen come fornitore del nostro impianto di cogenerazione perché sin dalla trattativa commerciale hanno dimostrato di conoscere bene il proprio mestiere e le esigenze di un centro sportivo. Le buone impressioni sono state poi confermate dall’attività. Infatti realizzano un vero chiavi-in-mano: progetti, permessi, forniture, installazione, collaudo, Acea, Dogane, avviamento, gestione in esercizio dell’impianto. Tutto insomma. E poi sono in grado di inquadrare un impianto di cogenerazione nel sistema energia di un centro. In definitiva, è un fornitore che consiglio ai centri sportivi che intendono fare cogenerazione e in generale efficienza energetica.” sostiene Sabrina Paolini, dirigente e rappresentante della famiglia che gestisce il centro.

 

[Caso reale] Perché ti serve un sistema e uno specialista…

La domanda ogni tanto torna: ma perché serve uno specialista per gestire l’energia in un centro sportivo o sanitario?

Me l’ha fatta di nuovo ieri un Cliente, e allora ho pensato che la risposta può interessare anche te.

Ora, in Novagreen lavoriamo da tempo per il settore wellness, per i centri dove si cura il benessere delle persone, si fa sport e si ritrova la salute.

All’inizio, come spesso accade, è capitato un po’ per caso, in un paio di centri. Poi altre strutture ci sono arrivati grazie al passaparola: i clienti soddisfatti ci presentavano ai loro colleghi.

Ma ancora non avevamo capito che i centri wellness hanno delle particolarità sempre presenti, e diverse da tutti gli altri settori – né avevamo deciso di lavorare solo per questo settore.

Poi, un giorno di gennaio come gli altri, ci arrivò addosso tutt’insieme la consapevolezza.

Io e Giuseppe (il mio socio) eravamo stati chiamati dal Cliente di un centro dove in precedenza avevamo messo un impianto di cogenerazione.

Visto che il Cliente aveva già installato le caldaie a condensazione, avevamo scelto un cogeneratore che condensava – così da avere rendimenti termici più alti.

Ora, arrivati al centro abbiamo scoperto che il Cliente aveva appena acquistato dei pannelli solari termici per fare acqua calda sanitaria, e li stava facendo installare.
Così ci aveva chiamato per decidere, insieme al suo idraulico, come collegare i pannelli all’accumulo che avevamo messo per il cogeneratore.

E poi aveva anche un altro problema, il Cliente.
Siccome aveva un’unità di trattamento aria troppo piccola per i volumi della piscina, e tra l’altro il telo di copertura della vasca era parecchio rovinato, in quel gennaio abbastanza freddo non riusciva a mantenere temperature e comfort decenti. E così aveva perso un po’ di clienti.

Aveva alzato le temperature di mandata della caldaia, da 60 a 73 gradi.
Morale: rendimenti termici della caldaia a condensazione in picchiata, prestazioni sempre scarse (si alzava anche la temperatura del ritorno, naturalmente), cogeneratore in derating (o addirittura spento in alcuni momenti).

In pratica, cos’era successo? Il Cliente aveva chiamato:
• noi per la cogenerazione (che funzionava bene)
• il suo tecnico per le caldaie (che onestamente aveva fatto un buon lavoro)
• il suo idraulico per il trattamento aria (e aveva installato una macchina troppo piccola, del tutto insufficiente)
• un altro idraulico per montare i pannelli solari termici

Quattro teste, mancanza di idea unitaria, approccio generalista – senza rendersi conto che stiamo in un centro sportivo, la gente vive lì dentro e vuole comfort costante.

E così il Cliente spendeva di energia molto più del dovuto e perdeva presenze per scarso comfort.

In realtà i pannelli solari termici non servivano a niente: anzi, rischiavano, nei mesi estivi, di andare in conflitto con la cogenerazione.

Invece di spendere soldi per i pannelli, sarebbe stato il caso di rifare un’UTA adeguata ai volumi del centro…

Quel giorno ci rendemmo conto che il mondo dei centri sportivi, sanitari e wellness era qualcosa di troppo particolare per stare in mano ad un tecnico o un installatore che si muovono come fosse l’officina di un fabbro, o il reparto conservazione di un pastificio, o una serra floricola.

Detto con rispetto, tutti settori meravigliosi, ma insomma: le strutture sportive e sanitarie hanno problemi energetici particolari e diversi da quelli di tutti gli altri settori.

Vuoi qualche esempio? Alti consumi di zoccolo e minori di picco, gestione delle temperature impegnativa sia lato antilegionella sia lato condensazione e interfaccia con le unità trattamento aria, esigenza di differenziare la temperatura della vasca da un’ora all’altra (i bambini a 31 gradi, l’agonistica a 27…), gestione del trattamento aria estremamente delicata e decisiva per il comfort complessivo, spazi ridotti, esigenza di evitare emissioni di fumi e rumore – e tanti altri dettagli che sicuramente hai provato.

Settore particolare, problemi impiantistici ed energetici diversi. E nonostante questo, non c’era un sistema di efficienza energetica dedicato al mondo sport & salute.

I problemi venivano affrontati alla vecchia: tecnici ed installatori magari ti facevano mettere nel centro le stesse cose che si mettono in un’officina, spesso senza un’idea complessiva.

Senza un sistema.

Allora un paio d’anni fa abbiamo pensato di farlo noi, il sistema.

Così è nato SuperWell©, il sistema di efficienza energetica N. 1 dedicato ai centri sport & salute che spendono oltre 7 mila euro al mese di elettricità e gas.

Abbiamo anche introdotto il concetto di “cogenerazione potenziata a 9 fattori” (un metodo nuovo che potrai scoprire se richiedi il Check-Up Energetico gratuito – inserisci i tuoi dati qui per richiederlo).

Oggi il sistema SuperWell© vive in 8 centri, la produzione annua complessiva dei nostri impianti viaggia oltre 2 milioni di chilowattora elettrici e 4 milioni di chilowattora termici. In alcuni dei centri abbiamo la gestione completa del sistema energia.

Eppure, secondo un nostro Cliente, non è questo il vantaggio principale di SuperWell©. C’è qualcosa che vale molto di più.

Ti ricordi cosa dice Andrea, a pagina 29 del breve racconto “I 7 killer energetici di Andrea”?

Se te lo sai perso, puoi scaricare qui la storia di Andrea.

A presto, e buon wellness!

Tesla Motors e Novagreen mettono in esercizio la prima stazione di ricarica veloce per auto elettriche del centro Italia

IMG-20160527-WA0000Novagreen, gli specialisti dell’efficienza energetica per la struttura wellness (centro sportivo, hotel resort, casa di cura), arricchisce i benefici per i propri clienti grazie ad un’opera di grande valore, realizzata in qualità di partner per le infrastrutture di Tesla Motors – nota multinazionale californiana leader mondiale della mobilità elettrica.

Nel mese di giugno, infatti, con il contributivo progettuale ed operativo di Novagreen, Tesla ha messo in esercizio la tredicesima stazione italiana di ricarica veloce “Supercharger” (la prima in Italia centrale) presso l’hotel resort “La Pergola” di Magliano Sabina.

Qual è la differenza tra il Supercharger e le normali stazioni di ricarica?

Supercharger è presentata da Tesla come la stazione di ricarica più veloce al mondo, e risolve uno dei principali problemi che finora hanno rallentato lo sviluppo dell’auto elettrica: l’autonomia di marcia.

Infatti, Supercharger consente di ricaricare la batteria dell’auto fino all’80% in soli 30 minuti: in pratica significa che ti fermi per un pranzo veloce e intanto la tua auto immagazzina l’energia per percorrere altri 250 km.

“Novagreen ha progettato e realizzato la stazione di ricarica di Magliano Sabina per conto di Tesla Motors Italy, con la formula chiavi in mano, occupandosi di ogni aspetto dell’opera a valle della progettazione preliminare effettuata da Tesla: l’ottenimento dei permessi, la progettazione esecutiva, la fornitura dei materiali secondari, la realizzazione, il collaudo e la messa in esercizio del Supercharger. La piazzola dove è stato realizzato l’impianto è assolutamente strategica” commenta l’ingegner Giuseppe Melchiorre, co-fondatore di Novagreen e consigliere delegato alle attività tecnico-operative.

“Abbiamo colto l’opportunità Tesla in quanto – come specialisti dell’efficienza energetica delle strutture wellness – volevamo proporre ad uno dei più begli hotel resort del territorio un elemento innovativo e green: quale migliore occasione della stazione di ricarica auto più veloce al mondo? Tesla Motors Italia, di cui siamo partner per le infrastrutture della mobilità elettrica, ha in catalogo anche altre soluzioni per la ricarica, che da settembre proporremo ai nostri clienti wellness” conclude il dottor Carlo Befani, co-fondatore e presidente esecutivo di Novagreen.

Novagreen srl è a capo di un gruppo di società operanti nella generazione ed efficienza energetica e ha sedi a Roma, Terni, Rieti.

IMG-20160315-WA0003IMG-20160526-WA0002

E’ formidabile, ma non è per tutti (quella volta che ci siamo sbagliati)

Eccoti l’ultimo articolo della trilogia sulla cogenerazione.

Nel primo hai visto perché l’impianto colosseo (che purtroppo va di moda) è un bagno di sangue e ti ruba soldi.

Nel secondo ho onorato le misure, e hai potuto verificare come invece si dimensiona un impianto di cogenerazione ad alto rendimento a gas naturale.

In questo terzo articolo scoprirai in quali casi NON devi cogenerare, anche se spendi parecchio di energia elettrica e gas.

Abbiamo scoperto sulla nostra pelle uno dei casi classici nei quali non devi cogenerare. Alcuni anni fa abbiamo installato un impianto, e dopo sei mesi lo abbiamo smontato. Sai perché ci siamo sbagliati? Semplice: non abbiamo misurato.

Prima voglio parlare ancora un po’ delle misure.

Giusto per dimostrarti che non siamo proprio fanatici – qualcuno mi ha accusato di questo – ti dico che in alcuni casi puoi anche non fare le misure.

Occhio, non ho cambiato idea. È sempre un fatto di concretezza. Se ad esempio stai ragionando di installare una macchina da 20 kWe e 40 kWt in una piscina con vasca da 500 mc, puoi anche evitare di fare le misure termiche.

Devi comunque capire le curve elettriche – ma sul termico puoi lasciar stare: la richiesta sarà sicuramente capiente rispetto a 40 kWt. E se serve puoi gestire i buchi mettendo un accumulo.

Chiaro però che se vuoi osare un po’ di più sulla potenza, per massimizzare l’energia autoprodotta e il risparmio (ma occhio sempre all’impianto colosseo), devi correre a misurare.

Eccomi di nuovo a quella volta che ci sbagliammo.

Parliamo di parecchi anni fa. La struttura era bella: hotel con 120 camere, doppio ristorante, centro congressi,  piscina interna aperta 12 mesi, area benessere.

Bollette alte: 10 mila euro costanti al mese di corrente, 11 mila di gas d’inverno e 4 mila d’estate. Dai nostri calcoli, fatti senza misurare, una macchina da 100 kW elettrici e 140 kW termici andava bene – doveva lavorare 4500 ore all’anno (18 ore al giorno per 250 giorni, scartando il periodo caldo perché non sapevamo dove buttare il calore).

Sulla carta i numeri tornavano. Sulla carta.

Te la faccio breve. Se avessimo misurato, avremmo scoperto che gli 85 kW elettrici medi di consumo erano il frutto di 14 ore al giorno con circa 40 kW di consumo, e le altre 10 ore a 130-150 kW.

Morale: nelle 14 ore la macchina veniva spenta – non si riusciva neanche a modulare. Nelle altre 10 ore lavorava sempre. Solo che 10 ore al giorno per 250 giorni fanno 2500 ore all’anno. Poco. Troppo poco. Tanto che il rientro effettivo dell’investimento proiettava sopra a 8 anni.

Così la smontammo senza fiatare, con tanto di scuse al cliente – che in realtà apprezzò almeno l’onestà. Per fortuna un fornitore ci ha ricomprato la macchina, l’ha ricondizionata e rivenduta… e così la perdita non fu proprio disastrosa.

Ecco allora il primo caso nel quale non devi cogenerare.

A prescindere da quanto sono alte le bollette, e anche dal fatto che consumi corrente e calore insieme (che è uno dei presupposti della cogenerazione), quando il consumo medio è la risultante di 2 picchi in alto e in basso lascia stare la cogenerazione. Questo errore lo chiamerei “la trappola della media”.

(nel caso del nostro hotel, al limite si poteva mettere un impianto da 40 kW elettrici – buon rientro dell’investimento ma basso impatto sul totale dei costi energetici)

Una variante della “trappola della media”: non si cogenera nelle strutture stagionali. Conti alla mano, se la cogenerazione non lavora almeno 4500-5000 ore all’anno il rientro dell’investimento è lungo.

Puoi avere anche un fortissimo fabbisogno elettrico e termico per 100 giorni all’anno (caso classico: gli hotel che fanno la stagione sciistica): accendi l’ipotetica macchina 2400 ore e poi la spegni. Nei 100 giorni risparmi parecchio, ma la rata del mutuo la paghi 365 giorni all’anno, non 100. Morale: zero cogenerazione.

Secondo caso. Non cogenerare se non hai assorbimenti costanti sia di corrente sia di calore.

Non sto a spiegare qui le ragioni, è fin troppo ovvio – leggi questo articolo per avere qualche info di più sulle basi della cogenerazione.

Se ti mancano gli uni o gli altri per troppo tempo, il costo del metano non è ripagato dal mancato costo di acquisto della corrente. E – come sai dal primo articolo – se ti avanza corrente, con lo scambio sul posto rischi di rimetterci soldi.

Terzo caso: non devi cogenerare se non sei metanizzato.

Dal punto di vista tecnico, un cogeneratore può essere alimentato anche a gasolio o gpl o btz (o anche a cippato di legna, o con il gas da digestione anaerobica).

Lasciando stare le biomasse (trovi qui le ragioni), è bene che abbandoni anche l’idea di alimentare un cogeneratore a gasolio o btz o gpl.

Perché devi lasciar stare anche il gasolio, il gol o il btz? Perché il gioco della cogenerazione si basa (anche) sul rapporto tra costo del gas naturale e costo dell’energia elettrica. Mi spiego.

Il cogeneratore è alimentato a metano (o gasolio o btz). Quindi tu paghi il combustibile. Con questo combustibile la macchina produce corrente e calore.

Se il combustibile ti costa troppo rispetto al valore della corrente, i conti non tornano. È noto che il kWh termico primario prodotto da gasolio o gpl costa più di quello prodotto a metano. Il btz qualche volta è più economico, ma ha problemi di emissioni – e pare che presto sarà posto fuorilegge (quindi non puoi impostare un investimento su un combustibile sull’orlo della dismissione).

Ma c’è anche un’altra ragione. Se guardi l’andamento storico dei prezzi del metano e della corrente, noti che c’è una certa correlazione. In pratica, salgono e scendono più o meno insieme – con uno sfasamento di qualche mese.

Il punto è chiaro: le centrali a metano costituiscono uno zoccolo importante della produzione elettrica italiana. Le rinnovabili – che sono cresciute molto – purtroppo sono discontinue (tranne l’idroelettrico) e quindi fanno fatica a coprire lo zoccolo – perché la corrente ti serve anche quando non c’è sole o non tira vento.

Morale: se buona parte dello zoccolo della produzione nazionale di energia elettrica si fa con il metano, è ovvio che se aumenta il costo del metano sui mercati aumenta anche la corrente.

Quindi: se metano e corrente si muovono più o meno insieme, cogenerare con alimentazione a metano è anche una sorta di assicurazione sul futuro. Perché se sale il prezzo del metano (quindi spendi più per alimentare il cogeneratore) sale anche il prezzo della corrente (quindi cresce il valore di quello che produci, in termini di mancato acquisto dalla rete). E viceversa.

Capisco che il tema può sembrarti ostico – in realtà un po’ lo è, ma non più di tanto. Per questo, ad esempio, quando operiamo in Esco, in alcuni casi applichiamo uno dei fattori potenzianti esclusivi. Proponiamo cioè ai clienti di prenderci in carico l’utenza del gas e di fornire noi tutta l’energia primaria che serve al cogeneratore e agli altri punti di assorbimento: sia perché seguendo il mercato del gas da anni sappiamo come comprare, sia perché facciamo da ammortizzatore delle variazioni di prezzi.

Ad ogni buon conto: se alimenti il cogeneratore a metano, non avrai sorprese sui numeri di medio periodo. Con altri combustibili invece già non ti conviene da subito, e comunque non hai garanzie sulla tenuta dei conti nel medio termine.

Ecco allora i tre casi principali nei quali non ti consiglio di cogenerare.

  • se hai consumi anche alti ma con picchi in alto o in basso troppo marcati rispetto alla media (o, variante, se hai un’apertura stagionale)
  • se non hai assorbimenti costanti sia di corrente sia di calore
  • se non sei allacciato al metano

Ricorda però: se misuri e capisci che ci sono le condizioni, nessun’altra soluzione ti fa risparmiare soldi in una struttura sport, salute e wellness – rispetto alla cogenerazione. Nessuna.

Se poi la arricchisci con i fattori potenzianti, sei a cavallo. Occhio: sono fattori importanti perché ti spingono in alto l’asticella del risparmio. Ma la base è la cogenerazione. La cogenerazione è il gigante che ti porta in alto. Poi, sulle spalle del gigante puoi metterci anche i nani, e arrivi un po’ più in su.

Se sulle spalle della cogenerazione ci innesti altri impianti accessori, l’affidamento dell’utenza gas, i software predittivi e di controllo prestazioni, le garanzie e le formule giuste, gli interventi di efficientamento a spizzico, tiri fuori un sistema unico. Risparmi subito e risparmi nel tempo.

Tempo di saluti.

Buon Wellness!

Onore alle misure (il veleno contro impianti ciechi, colossei, e simili furti dei tuoi soldi)

In questo secondo articolo della trilogia sulla cogenerazione a gas ad altro rendimento riparto dalla fine del primo

Hai letto la storia di Alessandro, un nostro cliente che ha dovuto affrontare l’assalto del venditori di impianti colosseo.

Hai visto come l’impianto colosseo, dimensionato cioè su una potenza troppo alta per le tue esigenze, ti porta diritto al bagno di sangue.

Nel caso di Alessandro, con l’impianto colosseo investi 230 mila euro e risparmi meno di 15 mila euro all’anno. Rientro a 16 anni. Impresentabile.

Ora vedrai invece come dimensioniamo noi gli impianti – e come rientri dall’investimento.

Misurare

Lo so, è diventato il mio mantra.

Ma se misuri i tuoi consumi ai 15 minuti hai una miniera di informazioni che ti impediscono di sbagliare.

Vedi, in una struttura come la tua, cogenerare è la soluzione per tagliare i costi energetici.

Tuttavia c’è un problema.

Purtroppo l’87% degli impianti di energia che vedi in giro sono infestati da 7 killer energetici. Il principale, il più pericoloso, è l’impianto colosseo. Sai perché? Perché siamo in troppo pochi a misurare.

Sai che in alcuni casi può ottenere dal distributore locale i consumi elettrici dell’ultimo anno per ogni 15 minuti? Sono 35 mila numeri importantissimi.

Se non hai le misure – se chi ti ha proposto impianti non le ha tirati fuori – è come se guidi con una benda agli occhi: vai a sbattere.

È molto importante anche conoscere i consumi termici per ogni 15 minuti, ma qui purtroppo non c’è possibilità di ottenerli da nessuno.

Devono essere misurati in centrale termica.

Quando hai ottenuto i consumi ai 15 minuti sia dell’energia elettrica che del calore, siedi su una miniera di dati che ti consentono di decidere in modo vincente le azioni da fare.

In altri termini

  • le misure sono la base del dimensionamento.
  • il dimensionamento è l’essenza del sistema di cogenerazione potenziata.
  • la cogenerazione potenziata è la soluzione al problema energia nelle strutture sport, salute, benessere.

“Quindi, quanto vale misurare?”

Vale tutto il tuo risparmio potenziale: se consumi 100 mila euro all’anno tra corrente e gas, puoi risparmiarne fino a 40 mila. Non voglio essere troppo ottimista: ipotizza che nel tuo caso arrivi a risparmiarne la metà: 20.00 euro. 20 mila euro all’anno.

Ecco quando valgono le misure…

Torno al caso di Alessandro.

Conosci già, perché hai letto il primo articolo della trilogia sulla cogenerazione, le curve del centro sportivo di Alessandro.

Ora, quando hai questo dato, e lo valuti anche in base alla stagionalità, sei a cavallo.

Disegnata la curva, inizi a fare le prove: disegni la curva di produzione di energia elettrica e termica da cogenerazione, e verifichi quale dimensione di macchina produce una curva più bassa di quella dei consumi, per più tempo possibile.

Qui sta il punto.

Perché la curva di produzione deve sempre restare sotto la curva del consumo?

Perché se produci più corrente, devi andare in scambio sul posto (e nell’articolo precedente hai visto che con lo scambio sul posto perdi soldi).

E se produci più calore per troppo tempo (per un po’ puoi farlo, se usi gli accumuli) devi buttarlo (e insieme al calore butti i soldi).

Questo esercizio mi porta a dimensionare una macchina da 50 kW elettrici + 100 kW termici.

Ma come? Non è troppo piccola?

Ok, ti rispondo con i numeri…

Partiamo dalle curve di Alessandro.

Corrispondono a questi consumi:

  • Energia elettrica

Consumo abbastanza stabile, estate ed inverno: circa 2000 KWh al giorno.

All’interno della giornata:

  • da mezzanotte alle 7 = 30 kW costanti (quindi circa 200 kWh)
  • dalle 7 alle 15 = 80 kW costanti più qualche punta qua e là, totale 700 kWh
  • dalle 15 alle 18 = sali da 80 kW e in poco arrivi a 120 kW costanti più qualche punta, totale 500 kWh
  • dalle 18 alle 20 = dai 130 kW arrivi a punte di 200 kW, ma l’assorbimento costante sta a 150 kW. Totale 400 kWh
  • dalle 20 scendi nel giro di un’ora fino a 40 kW che poi sono costanti fino a mezzanotte. Totale 200 kWh

Consumo annuo totale = 700.000 kWh, pagati 17 centesimi = 119 mila euro

  • Energia termica

Consumo stagionale. I dati sotto sono riferiti al mese di maggio (significativo per definire lo zoccolo di consumo).

All’interno della giornata:

  • dalle 21 alle 6 di mattina = 70 kW costanti (totale 560 kWh)
  • dalle 6 alle 11 = 500 kW costanti (2500 kWh totali)
  • dalle 11 alle 15 = 300 kW (1200 kWh totali)
  • dalle 15 alle 21 = 200 kW termici (1200 kWh totali)

Consumo annuo totale = 250.000 smc di gas, pagati 40 centesimi = 100 mila euro.

Curve articolo blog colosseo (versione 1).graf1-001-001

Il giusto dimensionamento

Ecco l’esempio di rapporto tra rendimento elettrico e carico (cioè percentuale di modulazione) di un macchina standard da 50 kW elettrici + 100 kW termici.

% carico % rendimento elettrico smc gas in ingresso per 1 kWhe prodotto
100% 32,89% 0,317
90% 32,60% 0,320
80% 32,24% 0,323
70% 30,90% 0,337
60% 27,60% 0,378
50% 24,05% 0,434

 

Allora: una macchina più piccola ha normalmente, a parità di carico, un rendimento inferiore di una macchina più grande. Se vai a rivedere i rendimenti dalla macchina da 200 kWe, vedi ad esempio che al 100% di carico consuma 0,281 smc di gas (e non 0,317) per produrre 1 kWh elettrico.

Nonostante questo, guarda bene sotto cosa succede ai costi.

Anche in questo caso, ipotizza che oggi paghi la corrente 17 centesimi al kWh, e l’energia termica 3,8 centesimi al kWh termico.

(leggiti l’articolo “Ma tu compri metano, calore, o acqua calda?” e scopri come convertire i metri cubi di gas in kWh termici)

Senza cogenerazione

Comprare dalla rete 50 kWh elettrici ti costa 50 x 0,17 = 8,50 euro

Comprare il gas per produrre 100 kWh termici ti costa 100 x 0,038 = 3,80 euro

Totale = 12,30 euro

Con la cogenerazione – impianto da 50 kW elettrici e 100 kW termici

Il motore (da 50 kWe) va al 100% per 14 ore al giorno (7- 21).

Ecco i costi orari di queste 14 ore:

  • 50 kWe * 0,317 smc * 0,40 euro/smc = euro 6,34 euro orari
  • Manutenzione oraria full service = euro 1,50 orari
  • Costi accise e oneri di sistema = euro 0,77 orari
  • Ricavi certificati bianchi = euro 0,80 orari

Totale = 7,81 euro

Risparmio: 4,49 euro orari. Per quante ore? 14 ore al giorno.

5.000 ore all’anno, quindi 22.400 euro all’anno di risparmio.

Per le altre 10 ore al giorno, il motore modula in media al 60%.

Ecco i costi orari di queste 10 ore:

  • 50 kWe * 60% * 0,378 smc * 0,40 euro/smc = euro 4,54 orari
  • Manutenzione oraria full service = euro 1,50 orari
  • Costi accise e oneri di sistema = euro 0,47 orari
  • Ricavi certificati bianchi = euro 0,48 orari

Totale = 6,03 euro

Comprare 30 kWh elettrici e 60 kWh termici ti costa 5,10 + 2,30 = 7,40 euto.

Risparmio: 1,37 euro orari. Per quante ore? 10 ore al giorno. 3600 ore all’anno, quindi altri circa 4.900 euro all’anno

Punto. Stop. 24 ore coperte. Senza scambio sul posto o spegnimento della macchina.

Produzione elettrica: 51% del fabbisogno.

Morale vera ed enorme (tienila bene a mente):

Impianto da 200 kWe + 270 kWt Impianto da 50 kWe + 100 kWt
Investimento 230.000 € 100.000 €
Risparmio annuo 14,500 € 27.300 €
% copertura fabbisogno elettrico 38% 51%
% risparmio sui costi 6% 12%
Tempo di rientro (anni) 15,8 3,6

 

Mi rendo conto che a prima vista non è così intuitivo – per questo bisogna misurare.

Però sei di fronte ad una situazione dove l’impianto da 50 kWe è piccolo (dirai tu)… ha potenza pari ad ¼ rispetto al classico impianto colosseo e ha rendimento elettrici peggiori… MA:

  • Ti fa risparmiare quasi il doppio (27 mila contro 14 mila annui)
  • Ti costa meno della metà (100 mila contro 230 mila)
  • Ti copre il 51% del fabbisogno di energia (contro il 38%)
  • Ti rientra a 3,6 anni contro 15,8 anni dell’altro

Alla fine…

Ce l’avremo fatta a sconfiggere l’impianto colosseo, che ne dici?

Se i numeri contano, direi che l’impianto colosseo non ha chance… ma so che non è così, perché l’impianto colosseo si gioca sempre due carte che fanno presa.

Ecco caro imprenditore wellness. Le due carte che ti raccontano “l’indipendenza energetica” e “il più grosso di tutti”, sono frottole. Hai visto come la strada dell’impianto colosseo porta sono danni.

Invece, qual è il segreto?

  • fa’ le misure
  • realizza l’impianto che lavora più tempo (che non è mai quello più grosso, alla faccia di modulazioni, scambi sul posto e altre minchiate)

Allora: tutto bello? Tutti a fare la cogenerazione ad alto rendimento a gas?

No… non proprio.

È vero: la cogenerazione è la base del risparmio energetico di una struttura wellness. Se conosci il sistema per potenziarla (come facciamo noi in SuperWell©) il risparmio può anche raddoppiare, o triplicare. Ci è capitato spesso di fare un 12% di risparmio con la cogenerazione (come nel caso che hai visto), e arrivare al 30% inserendo qualcuno dei fattori potenzianti.

Tuttavia la cogenerazione non è per tutti. Ci sono dei casi nei quali ti è vietato cogenerare – se hai cura dei tuoi soldi.

Nel prossimo articolo – l’ultimo della trilogia – vedrai quando è il caso di girare alla larga dalla cogenerazione.

A presto!

Quant’è bello il Colosseo (ma quanto l’impianto colosseo può rovinarti la vita…)

Devo ammetterlo: l’impianto colosseo è duro a morire.

I suoi tifosi si sono sentiti toccati sul vivo, dopo quello che ho scritto nella storia “I 7 killer energetici di Andrea“. E contrattaccano.

Siccome non mollano, e non mollo neanche io, voglio tornare su questo argomento per approfondire le ragioni per cui l’impianto colosseo è un vero disastro (per chi lo compra). Ovviamente, non è un disastro per chi lo vende.

Ho deciso di tornare sul tema anche per un’altra ragione.

Un venditore di colossei ha piazzato la tenda presso un mio cliente e sta cercando di rifilargli un impianto di cogenerazione da 200 kW elettrici + 270 kW termici.

Fortunatamente Alessandro (il mio cliente) segue il sistema SuperWell© e quindi gli ha attizzato i cani contro… ma “Sai Carlo, la raccontava proprio bene… se non conoscevo bene le ragioni contro l’impianto colosseo e non avessimo fatto e rifatto insieme i conti… mi avrebbe fregato. Credo che fregherà parecchi…”

Eccoti allora il primo articolo di una trilogia dove andrò a fondo su alcuni aspetti dimensionali della cogenerazione.

In questo articolo scoprirai nei dettagli perché l’impianto colosseo è un disastro. Insisto sull’impianto colosseo perché è il rischio in assoluto più frequente e pericoloso.

Ne seguirà un altro dove ti dirò invece come devi dimensionare l’impianto di cogenerazione per avere il miglior rientro dell’investimento e il massimo impatto sui costi energetici.

Con il terzo articolo ti dirò infine quando non devi fare cogenerazione perché non ti conviene.

Cos’è l’impianto colosseo? È l’impianto di cogenerazione troppo grosso per la tua struttura.

Ora ti cucio addosso il caso reale di Alessandro (ha un centro sportivo con 2 piscine per 1500 mc totali, sauna e palestra da 2500 mq): mettiti per qualche minuto nei suoi panni (in realtà potrebbero essere i tuoi) e vedi come si sviluppano i numeri dell’impianto colosseo.

Le curve dei consumi

Allora, ogni anno consumi:

  • 700.000 kWh elettrici
  • 250.000 mc di gas metano, e cioè 2.100.000 kWh termici

(leggiti questo articolo e scopri come convertire i metri cubi di gas in kWh termici).

Già il rapporto tra termico ed elettrico (3 a 1) ti dice qualcosa. Ma sono numeri ancora troppo grezzi. Ti danno una prima idea, ma se hai scaricato la nostra guida gratuita “I 7+1 errori nascosti nell’87% degli impianti di energia” (se no puoi scaricarla inserendo la tua mail nel box che trovi in questa pagina) sai che bisogna anche misurare i consumi ai 15 minuti.

Hai una disponibilità elettrica di 200 kWe consegnati in media tensione.

La potenza delle caldaie è pari a 580 KWt.

(o 500.000 KCAl… nello stesso articolo che ho citato sopra trovi anche come convertire Calorie in Kilowatt).

Ora la prima domanda.

Come consumi energia? Inizia a disegnare le curve (non mi stanco di ripeterlo: misurare le curve è l’attività più importante da fare subito)

  • Energia elettrica

Hai un consumo abbastanza stabile, estate ed inverno: circa 2000 KWh al giorno.

All’interno della giornata consumi così:

  • da mezzanotte alle 7 = 30 kW costanti (quindi circa 200 kWh)
  • dalle 7 alle 15 = 80 kW costanti più qualche punta qua e là, totale 700 kWh
  • dalle 15 alle 18 = sali da 80 kW e in poco arrivi a 120 kW costanti più qualche punta, totale 500 kWh
  • dalle 18 alle 20 = dai 130 kW arrivi a punte di 200 kW, ma l’assorbimento costante sta a 150 kW. Totale 400 kWh
  • dalle 20 scendi nel giro di un’ora fino a 40 kW che poi sono costanti fino a mezzanotte. Totale 200 kWh

Alla fine della giornata hai consumato circa a 2000 kWh elettrici. In ogni stagione (d’inverno hai più luci e d’estate più condizionamento, e gli altri assorbimenti sono più o meno costanti).

  • Energia termica

Il consumo di calore invece è naturalmente stagionale. Prendo come riferimenti il mese di maggio: aprile e maggio sono normalmente i mesi più significativi per definire lo zoccolo (cioè quel livello di assorbimento che rimane costante per almeno un paio d’ore).

All’interno della giornata consumi così

  • dalle 21 alle 6 di mattina = 70 kW costanti (totale 560 kWh)
  • dalle 6 alle 11 = 500 kW costanti (2500 kWh totali)
  • dalle 11 alle 15 = 300 kW (1200 kWh totali)
  • dalle 15 alle 21 = 200 kW termici (1200 kWh totali)

Se preferisci i grafici, eccoti la rappresentazione dei consumi giornalieri su base oraria:

Curve articolo blog colosseo (versione 1).graf1-001-001

P.S. Per chiudere il tema curve: qui ti ho riportato i consumi secondo curve un po’ semplificate. Tuttavia ricordati: non toccare uno spillo prima di aver misurato e analizzato per bene le curve elettriche e termiche! Chi non misura è cieco. Chi misura vince.

 L’assalto

L’impianto colosseo, ti dicevo, è l’impianto di cogenerazione troppo grosso per la tua struttura.

Di norma chi ti propone l’impianto colosseo ti approccia come così:

Quant’è il picco della corrente disponibile al contatore?

200 kW elettrici

Quant’è il picco della caldaia?

580 kW termici

Ok, ti do un cogeneratore da 200 kW elettrici e 270 kW termici, così puoi produrti in casa tutta la corrente che ti serve… e copri anche quasi tutto il calore.

Così nasce l’impianto colosseo. Tu ti ecciti perché l’idea di produrre tutto in casa è meravigliosa – chi di noi non sogna l’indipendenza?

(Questo approccio è molto, molto frequente. Tanti pensano (qualcuno anche in buona fede) che l’impianto di cogenerazione deve essere grande come la potenza elettrica massima in prelievo che hai al contatore. Ho sentito troppi gestori di centri sportivi ragionare così. È un errore enorme.)

E così il venditore di impianti colosseo ti dà un impianto da 200 kWe e 270 kWt.

Tu gli dai 230 mila euro (prezzo orientativo, un chiavi-in-mano oggi costa più o meno così).

E intanto ti prepari ad un bel bagno di sangue.

Nelle prossime righe vedi come girano i numeri di un impianto colosseo da 200 kW elettrici (quello che hanno proposto ad Alessandro).

La modulazione

Chi ti vende l’impianto colosseo punta tanto su questo argomento: un impianto di cogenerazione può modulare. Cioè, puoi non andare sempre al 100% – è anche normale che un motore non va sempre a tutto gas….

Ora: è vero. L’impianto di cogenerazione può modulare.

In realtà può scendere di norma fino al 50%. Ma quando va a metà giri (al 50%), consuma di più.

Sotto trovi un esempio di rapporto tra rendimento elettrico e carico (cioè percentuale di modulazione) di una macchina standard da 200 kW elettrici + 270 kW termici.

% carico % rendimento elettrico smc gas per 1 kWhe prodotto
100% 37,11% 0,281
90% 36,80% 0,283
80% 36,52% 0,286
70% 35,15% 0,297
60% 31,90% 0,327
50% 28,20% 0,370

Che significa? Che

  • se lo mandi al 100%, per produrre 1 kWh elettrico (e 1,35 kW termici) servono 0,281 smc di gas
  • se lo mandi al 50%, per produrre 1 kWh elettrico (e 1,35 kW termici) servono 0,370 smc di gas

(i kWh termici sono sempre in rapporto fisso con quelli elettrici, per vedere meglio il perché leggi questo articolo. In questo caso, con una macchina da 200 kWe e 270 kWt, il rapporto è 1 a 1,35)

Ipotizza che oggi paghi la corrente 17 centesimi al kWh, e il gas 40 centesimi al smc – ossia paghi l’energia termica 3,8 centesimi al kWh termico)

(leggiti questo articolo e scopri come convertire il gas in kWh termici)

Guarda che succede adesso con riferimento all’ora.

Senza cogenerazione

Per comprare 200 kWh elettrici hai un costo di 200 x 0,17 = 34,00 euro

Per comprare 270 kWh termici spendi 270 x 0,038 = 10,26 euro

Totale = 44,26 euro

Con la cogenerazione – impianto da 200 kW elettrici e 270 kW termici

Il motore (da 200 kWe) va al 100% per 2 ore al giorno (18- 20).

Ecco i costi orari di queste 2 ore:

  • 200 kWe * 0,281 smc * 0,40 euro/smc = euro 22,48 orari
  • Manutenzione oraria full service = euro 5,00 orari
  • Costi accise e oneri di sistema = euro 3,10 orari
  • Ricavi certificati bianchi = euro 3,20 orari

Totale = 33,78 euro

Risparmio: 10,48 euro orari.

Per quante ore? 2 ore al giorno. 700 ore all’anno, quindi 7.500 euro all’anno di risparmio.

Per altre 3 ore al giorno, il motore modula al 60%.

Ecco i costi orari di queste 3 ore:

  • 200 kWe * 60% * 0,327 smc * 0,40 euro/smc = euro 15,70 orari
  • Manutenzione oraria full service = euro 5,00 orari
  • Costi accise e oneri di sistema = euro 1,85 orari
  • Ricavi certificati bianchi = euro 1,87 orari

Totale = 20,68 euro

(Perché costa di più? Perché avrai notato che per produrre il kWh ti servono 0,327 smc di gas, mentre se mandi la macchina al 100% per produrre lo stesso kWh ti servono 0,281 smc di gas)

Comprare 120 kWh elettrici e 160 kWh termici dalla rete costa 20,40 + 6,10 = 26,50 euro.

Risparmio: 6,18 euro orari.

Per quante ore? 3 ore al giorno. 1100 ore all’anno, quindi altri circa 7.000 euro all’anno.

E le altre 19 ore della giornata?

Ci sono 2 alternative

  • Spegni l’impianto, in quanto l’utenza chiede meno di 100 kWe (cioè meno del 50% di massima modulazione);
  • oppure lo fai produrre mandando in rete l’energia elettrica che avanza, gestendola in scambio sul posto.

Lo scambio sul posto

Ora vedi che succede in un’ora di scambio sul posto.

Allora: produci 200 kW elettrici e assorbi (nelle 19 ore diverse dalle punte) una media di 50 kW elettrici.

Sai già che l’ora di esercizio al 100% ti costa 33,78 euro.

Quanto incassi (o risparmi)?

  • Risparmi 50 kWh elettrici (quelli che in media consumi nelle 19 ore) che non prelevi dalla rete, a 17 centesimi l’uno = 8,50 euro
  • Risparmi 270 kWh termici (in realtà non li consumi per tutte le altre 19 ore, ma siamo buoni: ipotizza che con gli accumuli riesci ad utilizzarli tutti), cioè 10,26 euro
  • Incassi 150 kWh elettrici eccedenti il tuo consumo dallo scambio sul posto, che vale 8,5 centesimi al kWh e quindi 12,75 euro

Totale: 31,50 euro.

Morale #1: se mandi l’impianto in scambio sul posto perdi oltre 2 euro l’ora (e sono stato un po’ allegro sugli assorbimenti termici)

Quindi conviene tenerlo spento.

Morale #2 (ancora più importante): l’impianto colosseo da 200 kWe nel caso reale visto, nell’anno:

  • ti fa risparmiare meno di 15 mila euro all’anno
  • e lo fai lavorare 1800 ore all’anno.
  • produci 270 mila kWh all’anno, cioè circa il 38% del fabbisogno di energia (l’altro 62% continui a pagarlo come prima)

Dato che ti è costato 230 mila euro, rientri a quasi 16 anni.

16 anni. Un’era geologica.

In 16 anni porti tuo figlio dalla poppata ogni 3 ore, fino al giorno che impenna con lo scooter.

Non ci siamo.

Un investimento in produzione di energia o di efficienza energetica deve rientrare al massimo (sottolineo al massimo…) in 5 anni. Che è già tanto. Oggi il business corre troppo veloce per permetterti rientri più lunghi.

Alla fine…

Ecco, Alessandro è ormai immune dagli impianti colosseo e dai 7+1 serial killer nascosti nell’87% degli impianti – ci segue da tempo, è dei nostri.

(vuoi anche tu sapere come evitare fregature ed errori sulla gestione dell’’energia in una struttura wellness? Leggi la storia di Andrea)

Spero con questo pezzo di essere riuscito a sventare il pericolo per qualcun altro.

E spero soprattutto che i venditori di impianti colosseo se la smettano di proporre impianti enormi (loro sì che ci guadagnano, dagli impianti grossi) e raccontare frottole sulla modulazione, lo scambio sul posto e compagna varia.

Lo so, manca ancora un pezzo. Vorresti sapere quanti kW di impianto metterei io. Hai ragione. Ma questo articolo è già lunghetto.

Ti scrivo un secondo articolo, tra qualche giorno, e ti argomento la mia proposta di potenza.

E poi ti darò un altro pezzo dove scoprirai i casi in cui non devi assolutamente cogenerare. So che ti stupisco, ma bisogna anche saper dire ad un cliente quando butta soldi. Noi lo facciamo – leggiti cosa dicono di noi, c’è proprio un caso del genere.

Buon wellness!

Utilizziamo i cookie per darti la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito dai il tuo consenso implicito all'utilizzo dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetto" permetti al loro utilizzo.

Chiudi