E’ formidabile, ma non è per tutti (quella volta che ci siamo sbagliati)

Eccoti l’ultimo articolo della trilogia sulla cogenerazione.

Nel primo hai visto perché l’impianto colosseo (che purtroppo va di moda) è un bagno di sangue e ti ruba soldi.

Nel secondo ho onorato le misure, e hai potuto verificare come invece si dimensiona un impianto di cogenerazione ad alto rendimento a gas naturale.

In questo terzo articolo scoprirai in quali casi NON devi cogenerare, anche se spendi parecchio di energia elettrica e gas.

Abbiamo scoperto sulla nostra pelle uno dei casi classici nei quali non devi cogenerare. Alcuni anni fa abbiamo installato un impianto, e dopo sei mesi lo abbiamo smontato. Sai perché ci siamo sbagliati? Semplice: non abbiamo misurato.

Prima voglio parlare ancora un po’ delle misure.

Giusto per dimostrarti che non siamo proprio fanatici – qualcuno mi ha accusato di questo – ti dico che in alcuni casi puoi anche non fare le misure.

Occhio, non ho cambiato idea. È sempre un fatto di concretezza. Se ad esempio stai ragionando di installare una macchina da 20 kWe e 40 kWt in una piscina con vasca da 500 mc, puoi anche evitare di fare le misure termiche.

Devi comunque capire le curve elettriche – ma sul termico puoi lasciar stare: la richiesta sarà sicuramente capiente rispetto a 40 kWt. E se serve puoi gestire i buchi mettendo un accumulo.

Chiaro però che se vuoi osare un po’ di più sulla potenza, per massimizzare l’energia autoprodotta e il risparmio (ma occhio sempre all’impianto colosseo), devi correre a misurare.

Eccomi di nuovo a quella volta che ci sbagliammo.

Parliamo di parecchi anni fa. La struttura era bella: hotel con 120 camere, doppio ristorante, centro congressi,  piscina interna aperta 12 mesi, area benessere.

Bollette alte: 10 mila euro costanti al mese di corrente, 11 mila di gas d’inverno e 4 mila d’estate. Dai nostri calcoli, fatti senza misurare, una macchina da 100 kW elettrici e 140 kW termici andava bene – doveva lavorare 4500 ore all’anno (18 ore al giorno per 250 giorni, scartando il periodo caldo perché non sapevamo dove buttare il calore).

Sulla carta i numeri tornavano. Sulla carta.

Te la faccio breve. Se avessimo misurato, avremmo scoperto che gli 85 kW elettrici medi di consumo erano il frutto di 14 ore al giorno con circa 40 kW di consumo, e le altre 10 ore a 130-150 kW.

Morale: nelle 14 ore la macchina veniva spenta – non si riusciva neanche a modulare. Nelle altre 10 ore lavorava sempre. Solo che 10 ore al giorno per 250 giorni fanno 2500 ore all’anno. Poco. Troppo poco. Tanto che il rientro effettivo dell’investimento proiettava sopra a 8 anni.

Così la smontammo senza fiatare, con tanto di scuse al cliente – che in realtà apprezzò almeno l’onestà. Per fortuna un fornitore ci ha ricomprato la macchina, l’ha ricondizionata e rivenduta… e così la perdita non fu proprio disastrosa.

Ecco allora il primo caso nel quale non devi cogenerare.

A prescindere da quanto sono alte le bollette, e anche dal fatto che consumi corrente e calore insieme (che è uno dei presupposti della cogenerazione), quando il consumo medio è la risultante di 2 picchi in alto e in basso lascia stare la cogenerazione. Questo errore lo chiamerei “la trappola della media”.

(nel caso del nostro hotel, al limite si poteva mettere un impianto da 40 kW elettrici – buon rientro dell’investimento ma basso impatto sul totale dei costi energetici)

Una variante della “trappola della media”: non si cogenera nelle strutture stagionali. Conti alla mano, se la cogenerazione non lavora almeno 4500-5000 ore all’anno il rientro dell’investimento è lungo.

Puoi avere anche un fortissimo fabbisogno elettrico e termico per 100 giorni all’anno (caso classico: gli hotel che fanno la stagione sciistica): accendi l’ipotetica macchina 2400 ore e poi la spegni. Nei 100 giorni risparmi parecchio, ma la rata del mutuo la paghi 365 giorni all’anno, non 100. Morale: zero cogenerazione.

Secondo caso. Non cogenerare se non hai assorbimenti costanti sia di corrente sia di calore.

Non sto a spiegare qui le ragioni, è fin troppo ovvio – leggi questo articolo per avere qualche info di più sulle basi della cogenerazione.

Se ti mancano gli uni o gli altri per troppo tempo, il costo del metano non è ripagato dal mancato costo di acquisto della corrente. E – come sai dal primo articolo – se ti avanza corrente, con lo scambio sul posto rischi di rimetterci soldi.

Terzo caso: non devi cogenerare se non sei metanizzato.

Dal punto di vista tecnico, un cogeneratore può essere alimentato anche a gasolio o gpl o btz (o anche a cippato di legna, o con il gas da digestione anaerobica).

Lasciando stare le biomasse (trovi qui le ragioni), è bene che abbandoni anche l’idea di alimentare un cogeneratore a gasolio o btz o gpl.

Perché devi lasciar stare anche il gasolio, il gol o il btz? Perché il gioco della cogenerazione si basa (anche) sul rapporto tra costo del gas naturale e costo dell’energia elettrica. Mi spiego.

Il cogeneratore è alimentato a metano (o gasolio o btz). Quindi tu paghi il combustibile. Con questo combustibile la macchina produce corrente e calore.

Se il combustibile ti costa troppo rispetto al valore della corrente, i conti non tornano. È noto che il kWh termico primario prodotto da gasolio o gpl costa più di quello prodotto a metano. Il btz qualche volta è più economico, ma ha problemi di emissioni – e pare che presto sarà posto fuorilegge (quindi non puoi impostare un investimento su un combustibile sull’orlo della dismissione).

Ma c’è anche un’altra ragione. Se guardi l’andamento storico dei prezzi del metano e della corrente, noti che c’è una certa correlazione. In pratica, salgono e scendono più o meno insieme – con uno sfasamento di qualche mese.

Il punto è chiaro: le centrali a metano costituiscono uno zoccolo importante della produzione elettrica italiana. Le rinnovabili – che sono cresciute molto – purtroppo sono discontinue (tranne l’idroelettrico) e quindi fanno fatica a coprire lo zoccolo – perché la corrente ti serve anche quando non c’è sole o non tira vento.

Morale: se buona parte dello zoccolo della produzione nazionale di energia elettrica si fa con il metano, è ovvio che se aumenta il costo del metano sui mercati aumenta anche la corrente.

Quindi: se metano e corrente si muovono più o meno insieme, cogenerare con alimentazione a metano è anche una sorta di assicurazione sul futuro. Perché se sale il prezzo del metano (quindi spendi più per alimentare il cogeneratore) sale anche il prezzo della corrente (quindi cresce il valore di quello che produci, in termini di mancato acquisto dalla rete). E viceversa.

Capisco che il tema può sembrarti ostico – in realtà un po’ lo è, ma non più di tanto. Per questo, ad esempio, quando operiamo in Esco, in alcuni casi applichiamo uno dei fattori potenzianti esclusivi. Proponiamo cioè ai clienti di prenderci in carico l’utenza del gas e di fornire noi tutta l’energia primaria che serve al cogeneratore e agli altri punti di assorbimento: sia perché seguendo il mercato del gas da anni sappiamo come comprare, sia perché facciamo da ammortizzatore delle variazioni di prezzi.

Ad ogni buon conto: se alimenti il cogeneratore a metano, non avrai sorprese sui numeri di medio periodo. Con altri combustibili invece già non ti conviene da subito, e comunque non hai garanzie sulla tenuta dei conti nel medio termine.

Ecco allora i tre casi principali nei quali non ti consiglio di cogenerare.

  • se hai consumi anche alti ma con picchi in alto o in basso troppo marcati rispetto alla media (o, variante, se hai un’apertura stagionale)
  • se non hai assorbimenti costanti sia di corrente sia di calore
  • se non sei allacciato al metano

Ricorda però: se misuri e capisci che ci sono le condizioni, nessun’altra soluzione ti fa risparmiare soldi in una struttura sport, salute e wellness – rispetto alla cogenerazione. Nessuna.

Se poi la arricchisci con i fattori potenzianti, sei a cavallo. Occhio: sono fattori importanti perché ti spingono in alto l’asticella del risparmio. Ma la base è la cogenerazione. La cogenerazione è il gigante che ti porta in alto. Poi, sulle spalle del gigante puoi metterci anche i nani, e arrivi un po’ più in su.

Se sulle spalle della cogenerazione ci innesti altri impianti accessori, l’affidamento dell’utenza gas, i software predittivi e di controllo prestazioni, le garanzie e le formule giuste, gli interventi di efficientamento a spizzico, tiri fuori un sistema unico. Risparmi subito e risparmi nel tempo.

Tempo di saluti.

Buon Wellness!

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