La fava e i piccioni (come cogenerare nei centri sportivi, le case di cura, i resort)

Gli inglesi la dicono in modo simile “kill two birds with one stone”. Per i toscani il detto è un po’ scivoloso, ma insomma, ci siamo capiti: parliamo di “prendere due piccioni con una fava” quando ci riferiamo ad un’azione così intelligente da avere più benefici in un solo colpo.

Ecco, immagina che un impianto di cogenerazione sia una scatola nera e non sai cosa avviene dentro. Guarda solo quello che entra e quello che esce: metti dentro un solo combustibile, escono fuori due forme di energia – corrente e calore (a volte, per gli impianti più grandi, si può anche usare una parte del calore per produrre freddo – e allora si parla di trigenerazione).

Nel mondo dell’energia, la cogenerazione è proprio un classico esempio di “due piccioni con una fava”.

Tutto bello allora?

No, tutto bello no. Perché la cogenerazione, come tutto, non è medicina per tutti i mali. Ha delle maglie strette. Taglia fuori tante situazioni.

Ma parecchio bello sì. Se ci sono le condizioni e rispetti le regole del gioco, è forse il principale strumento di risparmio energetico. Soprattutto in una struttura wellness (centro sportivo o sanitario).

Il tema cogenerazione è lungo e complesso. Qui voglio solo dare qualche cenno su uno degli aspetti principali: come dimensionare al meglio un impianto di cogenerazione.

Due parole su cos’è la cogenerazione – giusto due parole, secondo lo spirito di questo blog: dare strumenti e suggerimenti pratici di business all’imprenditore wellness, non fare papiri di natura tecnica.

La definizione classica dice che la cogenerazione è il processo di produzione simultanea di energia meccanica (poi trasformata in energia elettrica) e di calore (poi usato per riscaldare gli ambienti, l’acqua o per i processi industriali).

Un esempio pratico? L’automobile.

Metti dentro energia primaria (benzina) che brucia e scarica potenza sull’albero motore. Ne vengono fuori intanto due forme di energia secondaria:

  • trazione (e quindi il moto della vettura) = energia meccanica
  • corrente necessaria (per alimentare le esigenze del mezzo) = energia elettrica

Questo processo prevede degli scarti:

  • calore (generato nelle camicie del motore)
  • gas di scarico a pressione

Gli scarti non si buttano: il calore scalda l’abitacolo, i gas in pressione servono la turbina di sovralimentazione.

Questo è tutto: l’automobile è un cogeneratore, cioè un impianto dove c’è un motore primo (una turbina o un motore a combustione interna), un generatore elettrico, un impianto motore e un recuperatore di calore. Punto. Di solito, nei cogeneratori fissi, anche lo scarico dei fumi viene usato per produrre calore.

A seconda di quanto si riesce a trasformare e recuperare l’energia primaria, si definisce l’efficienza dell’impianto. L’efficienza è la somma dei rendimenti delle varie forme di energia rispetto al potere calorifico dell’energia primaria (per sapere cos’è il potere calorifico, leggi questo articolo).

Quanto sviluppa un cogeneratore? Fino a 15 anni fa c’erano solo macchine molto grandi, da 1 MW elettrico in su. Oggi ci sono macchine anche da 6 kWe / 15 kWt. Se lavorano 7000 ore all’anno (su 8760) producono 42 MWh elettrici e 105 MWh termici all’anno. Considera che un medio centro sportivo con piscina consuma 500 MWh elettrici e 1500 MWh termici all’anno. Morale: ormai il cogeneratore va bene anche per le piccole strutture wellness.

Ora, primo punto: la produzione di energia elettrica e termica di un cogeneratore è simultanea. È anche intuibile il perché: quando bruci il combustibile produci corrente e insieme il calore sulle camicie del motore e sugli scarichi.

Allora: la prima cosa importante per capire se la cogenerazione va bene in una struttura (e come dimensionare l’impianto) è verificare quanta corrente e calore servono simultaneamente.

Perché hai letto la nostra guida, e sai che se l’energia elettrica prodotta non la consumi nell’istante in cui la produci (e quindi la vendi in rete, se parliamo di corrente elettrica), il kWh vale molto meno. E non ti fa tornare i conti.

Riguardo all’energia termica le cose sono un po’ diverse: da un lato puoi accumulare calore in un boiler (quindi non hai bisogno di utilizzare il calore proprio nell’istante in cui lo produci, ma anche qualche ora più tardi). Dall’altro lato, però, quando hai esaurito lo spazio nell’accumulo e non usi il calore per la struttura, l’energia termica che produci la dissipi. La butti insomma. O spegni il cogeneratore – e magari hai bisogno di corrente proprio in quel momento… Non puoi vendere energia termica in rete (salvo che non colleghi il vicino con il teleriscaldamento, ma i costi sono importanti), come nel caso della corrente – per quanto vendere corrente in rete ti dà poco, è sempre più di niente.

Quindi: bisogna misurare. È il primo passo del sistema SuperWell©. Si può misurare la corrente e il calore che consumi ogni 15 minuti. Va fatto.

Quando hai due belle curve che raffigurano il consumo della corrente e del calore ogni 15 minuti, hai tanto. Una miniera. A quel punto dimensioni l’impianto di cogenerazione.

Come lo dimensioni? Eccoti qualche dritta (poi, se richiedi il Check-up Energetico Gratuito, scoprirai come si può dimensionare per il tuo centro).

L’impianto di cogenerazione deve produrre la massima energia possibile (cioè essere più grande possibile e lavorare più ore possibile nell’anno), nel rispetto dei seguenti 5 vincoli:

  • Limiti specifici della tecnologia

Se hai un hotel resort e quindi passi le giornate ad attrarre i tuoi clienti, deliziarli al massimo e fargli provare un’esperienza indimenticabile (cioè fai l’imprenditore, in pratica), non puoi avere un impianto di produzione di energia che ti richiede tempo. Non è il tuo mestiere.

Ad esempio, lascia stare i micro-cogeneratori a biomasse. A parte che al 90% sono poco più che prototipi (quelli che funzionano sul serio, dal punto di vista tecnico, economico, di stabilità nel tempo, sono giusto 3 o 4 marche – e 2 ne abbiamo installate) ma il punto è: puoi passare le giornate a trafficare con il cippato di legna? Puoi dedicare 200 mq di spazio (tra macchina, cippatore, essiccatore, stoccaggi, etc.) a questo impianto?

Ecco, questo è un limite specifico della tecnologia: in generale può anche andar bene (raramente, ma ci può stare), ma non è una soluzione adatta a te. Se hai un agriturismo, hai i boschi tuoi e sai maneggiare il tema “legname” il discorso cambia – ma se non è così, lascia stare gli impianti bucolici. Fatti un cogeneratore a metano e un bel contratto di assistenza, e ti scordi di tutto – vedi solo i guadagni a fine mese e ridi.

  • Costo di produzione inferiore al costo di rete

Sembra un’ovvietà, ma se guardi in giro, troppi cogeneratori a gas non rispettano questo vincolo. Mi riferisco soprattutto agli impianti colosseo (ricordi la storia del tuo collega Andrea? Se l’hai persa la trovi qui). Se un impianto lavora poche ore non ammortizzi l’investimento. Se lavora modulando troppo (cioè a potenze molto più basse della potenza massima) si abbattono i rendimenti. Se cedi troppa energia in rete non ti ripaghi il costo del gas. Esistono dei metodi per evitare questo.

  • Autoconsumo istantaneo superiore al 90% della produzione

L’ho detto già sopra, per certi versi. L’energia che produci, se la consumi istantaneamente vale il doppio che se la vendi in rete. È una differenza che… fa la differenza. Tra guadagnare bene e perdere soldi.

  • Fornitore con soldi sul tavolo

Oggi, con l’attuale assetto di mercato, è abbastanza singolare che tu, che hai un centro sportivo, invece di investire sulla tua piscina, la sauna, o il comfort dei clienti – cioè quello che ti porta ricavo nel tuo mestiere – devi star ad investire in risparmio energetico. Per questo sono nate le Esco (vedi l’articolo “Esco, per giocare in squadra”). Che hanno un doppio vantaggio: ti permettono di non allontanare i soldi dal core business e ti gestiscono i problemi dell’impianto. Se non fai così… t’arrangi (vuoi scoprire l’impianto motarrangi? clicca qui)

  • Integrazione a sistema

È il cuore del sistema SuperWell©. Se non metti l’impianto a sistema, è come se compri i migliori ingredienti per farti gli spaghetti al tartufo, e poi non conosci la ricetta – spendi un botto e il piatto fa schifo.

Che succede in realtà? Che l’87% degli impianti che vedi in giro non rispetta queste regole semplici. Perché sono infestati da veri e propri fuoriclasse dello stupro dei tuoi soldi. Scoprili uno per uno, leggi la storia di Andrea e dormi tranquillo.

Bene: sempre occhio ai killer e avanti…

Buon Wellness

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