Quant’è bello il Colosseo (ma quanto l’impianto colosseo può rovinarti la vita…)

Devo ammetterlo: l’impianto colosseo è duro a morire.

I suoi tifosi si sono sentiti toccati sul vivo, dopo quello che ho scritto nella storia “I 7 killer energetici di Andrea“. E contrattaccano.

Siccome non mollano, e non mollo neanche io, voglio tornare su questo argomento per approfondire le ragioni per cui l’impianto colosseo è un vero disastro (per chi lo compra). Ovviamente, non è un disastro per chi lo vende.

Ho deciso di tornare sul tema anche per un’altra ragione.

Un venditore di colossei ha piazzato la tenda presso un mio cliente e sta cercando di rifilargli un impianto di cogenerazione da 200 kW elettrici + 270 kW termici.

Fortunatamente Alessandro (il mio cliente) segue il sistema SuperWell© e quindi gli ha attizzato i cani contro… ma “Sai Carlo, la raccontava proprio bene… se non conoscevo bene le ragioni contro l’impianto colosseo e non avessimo fatto e rifatto insieme i conti… mi avrebbe fregato. Credo che fregherà parecchi…”

Eccoti allora il primo articolo di una trilogia dove andrò a fondo su alcuni aspetti dimensionali della cogenerazione.

In questo articolo scoprirai nei dettagli perché l’impianto colosseo è un disastro. Insisto sull’impianto colosseo perché è il rischio in assoluto più frequente e pericoloso.

Ne seguirà un altro dove ti dirò invece come devi dimensionare l’impianto di cogenerazione per avere il miglior rientro dell’investimento e il massimo impatto sui costi energetici.

Con il terzo articolo ti dirò infine quando non devi fare cogenerazione perché non ti conviene.

Cos’è l’impianto colosseo? È l’impianto di cogenerazione troppo grosso per la tua struttura.

Ora ti cucio addosso il caso reale di Alessandro (ha un centro sportivo con 2 piscine per 1500 mc totali, sauna e palestra da 2500 mq): mettiti per qualche minuto nei suoi panni (in realtà potrebbero essere i tuoi) e vedi come si sviluppano i numeri dell’impianto colosseo.

Le curve dei consumi

Allora, ogni anno consumi:

  • 700.000 kWh elettrici
  • 250.000 mc di gas metano, e cioè 2.100.000 kWh termici

(leggiti questo articolo e scopri come convertire i metri cubi di gas in kWh termici).

Già il rapporto tra termico ed elettrico (3 a 1) ti dice qualcosa. Ma sono numeri ancora troppo grezzi. Ti danno una prima idea, ma se hai scaricato la nostra guida gratuita “I 7+1 errori nascosti nell’87% degli impianti di energia” (se no puoi scaricarla inserendo la tua mail nel box che trovi in questa pagina) sai che bisogna anche misurare i consumi ai 15 minuti.

Hai una disponibilità elettrica di 200 kWe consegnati in media tensione.

La potenza delle caldaie è pari a 580 KWt.

(o 500.000 KCAl… nello stesso articolo che ho citato sopra trovi anche come convertire Calorie in Kilowatt).

Ora la prima domanda.

Come consumi energia? Inizia a disegnare le curve (non mi stanco di ripeterlo: misurare le curve è l’attività più importante da fare subito)

  • Energia elettrica

Hai un consumo abbastanza stabile, estate ed inverno: circa 2000 KWh al giorno.

All’interno della giornata consumi così:

  • da mezzanotte alle 7 = 30 kW costanti (quindi circa 200 kWh)
  • dalle 7 alle 15 = 80 kW costanti più qualche punta qua e là, totale 700 kWh
  • dalle 15 alle 18 = sali da 80 kW e in poco arrivi a 120 kW costanti più qualche punta, totale 500 kWh
  • dalle 18 alle 20 = dai 130 kW arrivi a punte di 200 kW, ma l’assorbimento costante sta a 150 kW. Totale 400 kWh
  • dalle 20 scendi nel giro di un’ora fino a 40 kW che poi sono costanti fino a mezzanotte. Totale 200 kWh

Alla fine della giornata hai consumato circa a 2000 kWh elettrici. In ogni stagione (d’inverno hai più luci e d’estate più condizionamento, e gli altri assorbimenti sono più o meno costanti).

  • Energia termica

Il consumo di calore invece è naturalmente stagionale. Prendo come riferimenti il mese di maggio: aprile e maggio sono normalmente i mesi più significativi per definire lo zoccolo (cioè quel livello di assorbimento che rimane costante per almeno un paio d’ore).

All’interno della giornata consumi così

  • dalle 21 alle 6 di mattina = 70 kW costanti (totale 560 kWh)
  • dalle 6 alle 11 = 500 kW costanti (2500 kWh totali)
  • dalle 11 alle 15 = 300 kW (1200 kWh totali)
  • dalle 15 alle 21 = 200 kW termici (1200 kWh totali)

Se preferisci i grafici, eccoti la rappresentazione dei consumi giornalieri su base oraria:

Curve articolo blog colosseo (versione 1).graf1-001-001

P.S. Per chiudere il tema curve: qui ti ho riportato i consumi secondo curve un po’ semplificate. Tuttavia ricordati: non toccare uno spillo prima di aver misurato e analizzato per bene le curve elettriche e termiche! Chi non misura è cieco. Chi misura vince.

 L’assalto

L’impianto colosseo, ti dicevo, è l’impianto di cogenerazione troppo grosso per la tua struttura.

Di norma chi ti propone l’impianto colosseo ti approccia come così:

Quant’è il picco della corrente disponibile al contatore?

200 kW elettrici

Quant’è il picco della caldaia?

580 kW termici

Ok, ti do un cogeneratore da 200 kW elettrici e 270 kW termici, così puoi produrti in casa tutta la corrente che ti serve… e copri anche quasi tutto il calore.

Così nasce l’impianto colosseo. Tu ti ecciti perché l’idea di produrre tutto in casa è meravigliosa – chi di noi non sogna l’indipendenza?

(Questo approccio è molto, molto frequente. Tanti pensano (qualcuno anche in buona fede) che l’impianto di cogenerazione deve essere grande come la potenza elettrica massima in prelievo che hai al contatore. Ho sentito troppi gestori di centri sportivi ragionare così. È un errore enorme.)

E così il venditore di impianti colosseo ti dà un impianto da 200 kWe e 270 kWt.

Tu gli dai 230 mila euro (prezzo orientativo, un chiavi-in-mano oggi costa più o meno così).

E intanto ti prepari ad un bel bagno di sangue.

Nelle prossime righe vedi come girano i numeri di un impianto colosseo da 200 kW elettrici (quello che hanno proposto ad Alessandro).

La modulazione

Chi ti vende l’impianto colosseo punta tanto su questo argomento: un impianto di cogenerazione può modulare. Cioè, puoi non andare sempre al 100% – è anche normale che un motore non va sempre a tutto gas….

Ora: è vero. L’impianto di cogenerazione può modulare.

In realtà può scendere di norma fino al 50%. Ma quando va a metà giri (al 50%), consuma di più.

Sotto trovi un esempio di rapporto tra rendimento elettrico e carico (cioè percentuale di modulazione) di una macchina standard da 200 kW elettrici + 270 kW termici.

% carico % rendimento elettrico smc gas per 1 kWhe prodotto
100% 37,11% 0,281
90% 36,80% 0,283
80% 36,52% 0,286
70% 35,15% 0,297
60% 31,90% 0,327
50% 28,20% 0,370

Che significa? Che

  • se lo mandi al 100%, per produrre 1 kWh elettrico (e 1,35 kW termici) servono 0,281 smc di gas
  • se lo mandi al 50%, per produrre 1 kWh elettrico (e 1,35 kW termici) servono 0,370 smc di gas

(i kWh termici sono sempre in rapporto fisso con quelli elettrici, per vedere meglio il perché leggi questo articolo. In questo caso, con una macchina da 200 kWe e 270 kWt, il rapporto è 1 a 1,35)

Ipotizza che oggi paghi la corrente 17 centesimi al kWh, e il gas 40 centesimi al smc – ossia paghi l’energia termica 3,8 centesimi al kWh termico)

(leggiti questo articolo e scopri come convertire il gas in kWh termici)

Guarda che succede adesso con riferimento all’ora.

Senza cogenerazione

Per comprare 200 kWh elettrici hai un costo di 200 x 0,17 = 34,00 euro

Per comprare 270 kWh termici spendi 270 x 0,038 = 10,26 euro

Totale = 44,26 euro

Con la cogenerazione – impianto da 200 kW elettrici e 270 kW termici

Il motore (da 200 kWe) va al 100% per 2 ore al giorno (18- 20).

Ecco i costi orari di queste 2 ore:

  • 200 kWe * 0,281 smc * 0,40 euro/smc = euro 22,48 orari
  • Manutenzione oraria full service = euro 5,00 orari
  • Costi accise e oneri di sistema = euro 3,10 orari
  • Ricavi certificati bianchi = euro 3,20 orari

Totale = 33,78 euro

Risparmio: 10,48 euro orari.

Per quante ore? 2 ore al giorno. 700 ore all’anno, quindi 7.500 euro all’anno di risparmio.

Per altre 3 ore al giorno, il motore modula al 60%.

Ecco i costi orari di queste 3 ore:

  • 200 kWe * 60% * 0,327 smc * 0,40 euro/smc = euro 15,70 orari
  • Manutenzione oraria full service = euro 5,00 orari
  • Costi accise e oneri di sistema = euro 1,85 orari
  • Ricavi certificati bianchi = euro 1,87 orari

Totale = 20,68 euro

(Perché costa di più? Perché avrai notato che per produrre il kWh ti servono 0,327 smc di gas, mentre se mandi la macchina al 100% per produrre lo stesso kWh ti servono 0,281 smc di gas)

Comprare 120 kWh elettrici e 160 kWh termici dalla rete costa 20,40 + 6,10 = 26,50 euro.

Risparmio: 6,18 euro orari.

Per quante ore? 3 ore al giorno. 1100 ore all’anno, quindi altri circa 7.000 euro all’anno.

E le altre 19 ore della giornata?

Ci sono 2 alternative

  • Spegni l’impianto, in quanto l’utenza chiede meno di 100 kWe (cioè meno del 50% di massima modulazione);
  • oppure lo fai produrre mandando in rete l’energia elettrica che avanza, gestendola in scambio sul posto.

Lo scambio sul posto

Ora vedi che succede in un’ora di scambio sul posto.

Allora: produci 200 kW elettrici e assorbi (nelle 19 ore diverse dalle punte) una media di 50 kW elettrici.

Sai già che l’ora di esercizio al 100% ti costa 33,78 euro.

Quanto incassi (o risparmi)?

  • Risparmi 50 kWh elettrici (quelli che in media consumi nelle 19 ore) che non prelevi dalla rete, a 17 centesimi l’uno = 8,50 euro
  • Risparmi 270 kWh termici (in realtà non li consumi per tutte le altre 19 ore, ma siamo buoni: ipotizza che con gli accumuli riesci ad utilizzarli tutti), cioè 10,26 euro
  • Incassi 150 kWh elettrici eccedenti il tuo consumo dallo scambio sul posto, che vale 8,5 centesimi al kWh e quindi 12,75 euro

Totale: 31,50 euro.

Morale #1: se mandi l’impianto in scambio sul posto perdi oltre 2 euro l’ora (e sono stato un po’ allegro sugli assorbimenti termici)

Quindi conviene tenerlo spento.

Morale #2 (ancora più importante): l’impianto colosseo da 200 kWe nel caso reale visto, nell’anno:

  • ti fa risparmiare meno di 15 mila euro all’anno
  • e lo fai lavorare 1800 ore all’anno.
  • produci 270 mila kWh all’anno, cioè circa il 38% del fabbisogno di energia (l’altro 62% continui a pagarlo come prima)

Dato che ti è costato 230 mila euro, rientri a quasi 16 anni.

16 anni. Un’era geologica.

In 16 anni porti tuo figlio dalla poppata ogni 3 ore, fino al giorno che impenna con lo scooter.

Non ci siamo.

Un investimento in produzione di energia o di efficienza energetica deve rientrare al massimo (sottolineo al massimo…) in 5 anni. Che è già tanto. Oggi il business corre troppo veloce per permetterti rientri più lunghi.

Alla fine…

Ecco, Alessandro è ormai immune dagli impianti colosseo e dai 7+1 serial killer nascosti nell’87% degli impianti – ci segue da tempo, è dei nostri.

(vuoi anche tu sapere come evitare fregature ed errori sulla gestione dell’’energia in una struttura wellness? Leggi la storia di Andrea)

Spero con questo pezzo di essere riuscito a sventare il pericolo per qualcun altro.

E spero soprattutto che i venditori di impianti colosseo se la smettano di proporre impianti enormi (loro sì che ci guadagnano, dagli impianti grossi) e raccontare frottole sulla modulazione, lo scambio sul posto e compagna varia.

Lo so, manca ancora un pezzo. Vorresti sapere quanti kW di impianto metterei io. Hai ragione. Ma questo articolo è già lunghetto.

Ti scrivo un secondo articolo, tra qualche giorno, e ti argomento la mia proposta di potenza.

E poi ti darò un altro pezzo dove scoprirai i casi in cui non devi assolutamente cogenerare. So che ti stupisco, ma bisogna anche saper dire ad un cliente quando butta soldi. Noi lo facciamo – leggiti cosa dicono di noi, c’è proprio un caso del genere.

Buon wellness!

La fava e i piccioni (come cogenerare nei centri sportivi, le case di cura, i resort)

Gli inglesi la dicono in modo simile “kill two birds with one stone”. Per i toscani il detto è un po’ scivoloso, ma insomma, ci siamo capiti: parliamo di “prendere due piccioni con una fava” quando ci riferiamo ad un’azione così intelligente da avere più benefici in un solo colpo.

Ecco, immagina che un impianto di cogenerazione sia una scatola nera e non sai cosa avviene dentro. Guarda solo quello che entra e quello che esce: metti dentro un solo combustibile, escono fuori due forme di energia – corrente e calore (a volte, per gli impianti più grandi, si può anche usare una parte del calore per produrre freddo – e allora si parla di trigenerazione).

Nel mondo dell’energia, la cogenerazione è proprio un classico esempio di “due piccioni con una fava”.

Tutto bello allora?

No, tutto bello no. Perché la cogenerazione, come tutto, non è medicina per tutti i mali. Ha delle maglie strette. Taglia fuori tante situazioni.

Ma parecchio bello sì. Se ci sono le condizioni e rispetti le regole del gioco, è forse il principale strumento di risparmio energetico. Soprattutto in una struttura wellness (centro sportivo o sanitario).

Il tema cogenerazione è lungo e complesso. Qui voglio solo dare qualche cenno su uno degli aspetti principali: come dimensionare al meglio un impianto di cogenerazione.

Due parole su cos’è la cogenerazione – giusto due parole, secondo lo spirito di questo blog: dare strumenti e suggerimenti pratici di business all’imprenditore wellness, non fare papiri di natura tecnica.

La definizione classica dice che la cogenerazione è il processo di produzione simultanea di energia meccanica (poi trasformata in energia elettrica) e di calore (poi usato per riscaldare gli ambienti, l’acqua o per i processi industriali).

Un esempio pratico? L’automobile.

Metti dentro energia primaria (benzina) che brucia e scarica potenza sull’albero motore. Ne vengono fuori intanto due forme di energia secondaria:

  • trazione (e quindi il moto della vettura) = energia meccanica
  • corrente necessaria (per alimentare le esigenze del mezzo) = energia elettrica

Questo processo prevede degli scarti:

  • calore (generato nelle camicie del motore)
  • gas di scarico a pressione

Gli scarti non si buttano: il calore scalda l’abitacolo, i gas in pressione servono la turbina di sovralimentazione.

Questo è tutto: l’automobile è un cogeneratore, cioè un impianto dove c’è un motore primo (una turbina o un motore a combustione interna), un generatore elettrico, un impianto motore e un recuperatore di calore. Punto. Di solito, nei cogeneratori fissi, anche lo scarico dei fumi viene usato per produrre calore.

A seconda di quanto si riesce a trasformare e recuperare l’energia primaria, si definisce l’efficienza dell’impianto. L’efficienza è la somma dei rendimenti delle varie forme di energia rispetto al potere calorifico dell’energia primaria (per sapere cos’è il potere calorifico, leggi questo articolo).

Quanto sviluppa un cogeneratore? Fino a 15 anni fa c’erano solo macchine molto grandi, da 1 MW elettrico in su. Oggi ci sono macchine anche da 6 kWe / 15 kWt. Se lavorano 7000 ore all’anno (su 8760) producono 42 MWh elettrici e 105 MWh termici all’anno. Considera che un medio centro sportivo con piscina consuma 500 MWh elettrici e 1500 MWh termici all’anno. Morale: ormai il cogeneratore va bene anche per le piccole strutture wellness.

Ora, primo punto: la produzione di energia elettrica e termica di un cogeneratore è simultanea. È anche intuibile il perché: quando bruci il combustibile produci corrente e insieme il calore sulle camicie del motore e sugli scarichi.

Allora: la prima cosa importante per capire se la cogenerazione va bene in una struttura (e come dimensionare l’impianto) è verificare quanta corrente e calore servono simultaneamente.

Perché hai letto la nostra guida, e sai che se l’energia elettrica prodotta non la consumi nell’istante in cui la produci (e quindi la vendi in rete, se parliamo di corrente elettrica), il kWh vale molto meno. E non ti fa tornare i conti.

Riguardo all’energia termica le cose sono un po’ diverse: da un lato puoi accumulare calore in un boiler (quindi non hai bisogno di utilizzare il calore proprio nell’istante in cui lo produci, ma anche qualche ora più tardi). Dall’altro lato, però, quando hai esaurito lo spazio nell’accumulo e non usi il calore per la struttura, l’energia termica che produci la dissipi. La butti insomma. O spegni il cogeneratore – e magari hai bisogno di corrente proprio in quel momento… Non puoi vendere energia termica in rete (salvo che non colleghi il vicino con il teleriscaldamento, ma i costi sono importanti), come nel caso della corrente – per quanto vendere corrente in rete ti dà poco, è sempre più di niente.

Quindi: bisogna misurare. È il primo passo del sistema SuperWell©. Si può misurare la corrente e il calore che consumi ogni 15 minuti. Va fatto.

Quando hai due belle curve che raffigurano il consumo della corrente e del calore ogni 15 minuti, hai tanto. Una miniera. A quel punto dimensioni l’impianto di cogenerazione.

Come lo dimensioni? Eccoti qualche dritta (poi, se richiedi il Check-up Energetico Gratuito, scoprirai come si può dimensionare per il tuo centro).

L’impianto di cogenerazione deve produrre la massima energia possibile (cioè essere più grande possibile e lavorare più ore possibile nell’anno), nel rispetto dei seguenti 5 vincoli:

  • Limiti specifici della tecnologia

Se hai un hotel resort e quindi passi le giornate ad attrarre i tuoi clienti, deliziarli al massimo e fargli provare un’esperienza indimenticabile (cioè fai l’imprenditore, in pratica), non puoi avere un impianto di produzione di energia che ti richiede tempo. Non è il tuo mestiere.

Ad esempio, lascia stare i micro-cogeneratori a biomasse. A parte che al 90% sono poco più che prototipi (quelli che funzionano sul serio, dal punto di vista tecnico, economico, di stabilità nel tempo, sono giusto 3 o 4 marche – e 2 ne abbiamo installate) ma il punto è: puoi passare le giornate a trafficare con il cippato di legna? Puoi dedicare 200 mq di spazio (tra macchina, cippatore, essiccatore, stoccaggi, etc.) a questo impianto?

Ecco, questo è un limite specifico della tecnologia: in generale può anche andar bene (raramente, ma ci può stare), ma non è una soluzione adatta a te. Se hai un agriturismo, hai i boschi tuoi e sai maneggiare il tema “legname” il discorso cambia – ma se non è così, lascia stare gli impianti bucolici. Fatti un cogeneratore a metano e un bel contratto di assistenza, e ti scordi di tutto – vedi solo i guadagni a fine mese e ridi.

  • Costo di produzione inferiore al costo di rete

Sembra un’ovvietà, ma se guardi in giro, troppi cogeneratori a gas non rispettano questo vincolo. Mi riferisco soprattutto agli impianti colosseo (ricordi la storia del tuo collega Andrea? Se l’hai persa la trovi qui). Se un impianto lavora poche ore non ammortizzi l’investimento. Se lavora modulando troppo (cioè a potenze molto più basse della potenza massima) si abbattono i rendimenti. Se cedi troppa energia in rete non ti ripaghi il costo del gas. Esistono dei metodi per evitare questo.

  • Autoconsumo istantaneo superiore al 90% della produzione

L’ho detto già sopra, per certi versi. L’energia che produci, se la consumi istantaneamente vale il doppio che se la vendi in rete. È una differenza che… fa la differenza. Tra guadagnare bene e perdere soldi.

  • Fornitore con soldi sul tavolo

Oggi, con l’attuale assetto di mercato, è abbastanza singolare che tu, che hai un centro sportivo, invece di investire sulla tua piscina, la sauna, o il comfort dei clienti – cioè quello che ti porta ricavo nel tuo mestiere – devi star ad investire in risparmio energetico. Per questo sono nate le Esco (vedi l’articolo “Esco, per giocare in squadra”). Che hanno un doppio vantaggio: ti permettono di non allontanare i soldi dal core business e ti gestiscono i problemi dell’impianto. Se non fai così… t’arrangi (vuoi scoprire l’impianto motarrangi? clicca qui)

  • Integrazione a sistema

È il cuore del sistema SuperWell©. Se non metti l’impianto a sistema, è come se compri i migliori ingredienti per farti gli spaghetti al tartufo, e poi non conosci la ricetta – spendi un botto e il piatto fa schifo.

Che succede in realtà? Che l’87% degli impianti che vedi in giro non rispetta queste regole semplici. Perché sono infestati da veri e propri fuoriclasse dello stupro dei tuoi soldi. Scoprili uno per uno, leggi la storia di Andrea e dormi tranquillo.

Bene: sempre occhio ai killer e avanti…

Buon Wellness

Comunicato Stampa – l’Energia Novagreen per Tonic Terni

Sistemi g-box 20 per gli impianti energetici del grande Centro Fitness Tonic di Terni

Comunicato Stampa: 2G ITALIA fornisce sistemi g-box 20 per gli impianti energetici del grande Centro Fitness Tonic di Terni
Due unità di cogenerazione a gas naturale G-BOX 20 forniscono energia elettrica e termica al centro. Il progetto e la gestione sono di Novagreen, ESCo molto attiva in Italia Centrale con cui 2G Italia collabora da tempo

http://www.updating.it/files/2g/cs_260116_tonic.pdf

 

(Vecchie Glorie) Il Fotovoltaico conviene ancora?

Tante volte pare come uno dei quei vecchi campioni che si sono fatti la loro bella carriera in Serie A, e passati i 35 anni si trovano un bel contratto triennale in una squadretta di Serie C – dove magari il presidente gli promette un posto per quando smettono…

Perché il Fotovoltaico, in effetti, dal 2007 al 2012 ha avuto 6 anni di brillantissima carriera.

Quando iniziò, per un paio d’anni, lo fecero solo gli impavidi. I Costi erano alti ma l’incentivo molto generoso. Tutti gli altri ti guardavano come fossi un marziano. I direttori di banca pensavano fosse una diavoleria rubasoldi. Il GSE era un ente astratto, come il punto in geometria.

Poi si è creato rapidamente un sistema. Produttori, tecnici, impiantisti, banche, enti… crescita rapidissima e soldi a palate per tutti per 4 anni. Una Corsa all’Oro del Klondike in pieni anni Duemila.

Agricoltori che ti affittavano il campo – perché guadagnavano per 5 volte rispetto alla coltura alternativa più redditizia, senza sporcarsi le mani.
Banche che ti tiravano i soldi dietro – già c’era stata Lehman Brothers, ma a qualcuno i soldi dovevano pur darli.
Clienti che hanno fatto ottimi investimenti con rientro a 4 anni, vendendo l’energia in rete. Non c’entrava niente con il Risparmio energetico – era un’alternativa ai Piani d’accumulo e ai CCT.
Gente che aveva un tettino in eternit e l’ha cambiato gratis, guadagnandoci sopra il 20% l’anno.
Erano veramente gli anni del “più ce l’hai grosso e meglio è”.

Poi la politica decise di stroncare il Fotovoltaico, e dalla sera alla mattina è finito il gioco.

(Intendiamoci: non era tutto oro… sono state fatte tante porcherie, quando sarebbe stato facile fermarle e programmare uno sviluppo meno da Far West e più costante… ma questo è un altro discorso).

E ora? Il Fotovoltaico è solo una vecchia gloria sfigata? O può ancora farti vincere qualche partita?

Con questo articolo scoprirai la risposta alla domanda – che mi viene rivolta spesso dai Clienti.
Allora, iniziamo.

Due parole al volo su “cos’è il Fotovoltaico” (proprio al volo, che tanto più o meno sanno tutti cos’è).
Non tutti sanno invece che Einstein nel 1921 prese il Nobel per una scoperta di 16 anni prima: l’effetto fotoelettrico. Cioè scopri che alcuni elementi, investiti da un fascio di luce, si eccitano elettricamente e creano corrente. Punto.

In pratica, quando la luce solare investe il silicio, il cadmio, il rame, o altri elementi adatti, l’elettrone si eccita e comincia a muoversi tutto. Fa corrente, insomma. In continua. Poi un bell’inverter la converte in alternata e sei pronto per l’uso.
Tutto il resto che è seguito è roba tecnica: ti racconta una storia di pannelli sempre più performanti ed economici, inverter sempre più efficienti, pratiche preliminari a volte facili a volte lunari, e a seguire robusto lavoro da impiantisti.

Bene. Finiti gli incentivi cosa ne è del Fotovoltaico?
In realtà un paio di piccoli incentivi sono ancora.
Per gli Impianti fino a 200 kWp si può fare lo Scambio sul Posto. Un meccanismo che magari ti spiegherò un’altra volta – ti consente di recuperare 4-5 centesimi a kWh.
Per gli Impianti fino a 20 kWp si possono prendere i Certificati – ma sono poca cosa, e da soli non reggono i numeri.

(c’è anche la Detrazione di imposta ma riguarda solo gli Impianti realizzati dai privati sulla propria abitazione… quindi la tua Struttura Wellness è fuori gioco).

Morale: non contare sugli Incentivi. O l’Impianto Fotovoltaico si regge sulle sue gambe (cioè: ha un costo di produzione dell’energia elettrica minore rispetto al prezzo di vendita o rispetto al tuo costo d’acquisto dell’energia dalla rete) oppure niente. Zero. Kaputt. Insomma: o è così o lascia perdere.

Ora, se hai letto le vicende di Andrea Rosetti (ne parlo nel breve racconto “I 7 killer energetici di Andrea”, se te lo sei perso lo trovi qui http://www.novagreen.it/risorse/) hai scoperto che quando non c’è l’incentivo, lo stesso kWh prodotto dal tuo Impianto ha un valore completamente diverso, a seconda che lo consumi mentre lo produci, oppure che immetti in rete.

Ad esempio: oggi paghi la corrente 18 centesimi al kWh. Di questi, circa 7 centesimi è il valore dell’energia in sé, mentre circa 11 centesimi sono tasse, spese di trasporto, e altri balzelli.
Se hai un Impianto Fotovoltaico, e consumi l’energia che ti produci, il valore del kWh è circa 18 centesimi (cioè quello che risparmi non prendendo energia dalla rete, meno un minimo di costi fissi di fornitura).
Se invece vendi l’energia che produci, la rete ti paga 4 centesimi oppure, se hai lo Scambio sul Posto, 8 centesimi (perché la tua energia viene poi trasportata, tassata etc.)

(ok, ti ho capito sai… ti prometto a breve un articolo sullo Scambio sul Posto)

Insomma: se anche fai lo Scambio, il kWh vale 8 centesimi, e non 18 come quando la risparmi perché non la compri.

Il gioco è tutto qui.
Ti dico subito il punto, e poi lo vediamo da vicino.
Il Fotovoltaico conviene se:
1) paghi il kWh delle rete dai 16 centesimi in su
2) consumi almeno l’80% della produzione nel momento in cui produci

Sul primo punto c’è poco da dire. La tua Struttura Wellness è sì Energivora, ma non è un’Acciaieria. I tuoi 300, 500, 800 mila kWh all’anno sono tanti, ma non così tanti da prendere per il collo di Fornitore e farti buttar giù il prezzo più di tanto.

Il secondo punto è più complesso.
Eccoti una Storia così verosimile che in pratica è vera. È così frequente che sono sicuro che è capitato proprio a te.

Ti capita a trovare uno dei 7 venditori serial killer e ti fa un esercizio semplice semplice.
Serial Killer: “Quanta corrente consumi all’anno?”
Tu: “250 mila kWh”
SK: “Perfetto. Metti un impianto Fotovoltaico da 200 kWp e sei a posto. Guarda qua: ogni kWp installato ti produce 1250 kWh all’anno. 200 x 1250 fa giusto 250.000. In pratica, con questo impianto ti produci il 100% della corrente che ti serve”
Tu: “Bello. I numeri come girano?”
SK: “Bene. Tu paghi la corrente 18 centesimi al kWh, per 250 mila fanno 45 mila euro all’anno, giusto?”
Tu: “Giusto”
SK: “L’Impianto da 200 kWp ti costa 250 mila euro. E ti fa corrente per 45 mila euro. Metti che spendi 2 mila euro all’anno di manutenzione, sono 43. Quindi 250 diviso 43… rientri in poco più di 5 anni! Meraviglioso!”

Perché questo venditore è un Serial Killer che uccide i tuoi Soldi?
Perché si è scordato un piccolo particolare.
Chi ti dice che produci i tuoi 250 mila kWh proprio nel momento in cui ti servono i 250 mila kWh che consumi?

Capisci? Tu produci quando vuole il Sole, non quando pare a te. Anche la domenica, a Ferragosto… soprattutto d’estate, quando magari la tua Struttura Wellness lavora meno.

Se produci 250 mila kWh all’anno e ne consumi 250 mila all’anno… magari produzione e consumo si accavallano solo per il 60% del tempo. Cioè consumi solo 150 mila kWh dei 250 mila che produci.
E gli altri 100 mila che produci quando non consumi?

(Sento già la voce dello scienziato: semplice, ti fai un sistema di accumulo e li usi quando ti servono.
Già, è vero. Ma l’hai visto mai quando costano i sistemi di accumulo? A quanto anni rientri? 10 anni? Lascia stare caro imprenditore wellness. I sistemi di accumulo si faranno. Oggi costano troppo e rendono poco.)

Quindi, restiamo al pratico per favore.
Gli altri 100 mila che produci quando non consumi li metti in rete. A 8 centesimi al kWh.
E i 100 mila che consumi quando non produci? Li compri dalla rete a 18 centesimi al kWh.

È chiaro il giochino perverso, vero?

Ecco come devi rifare i conti giusti che ti ha sparato il Serial Killer:
• energia consumata (60%): 150.000 x 0,18 = 27.000 euro
• energia ceduta (40%): 100.000 x 0,08 = 8.000 euro
• totale = 35.000 euro

Tolti i costi di manutenzione fanno 33 mila euro. Poi dovresti togliere anche la quota di usura degli inverter… e quindi il rientro è a 8 anni.

Diverso è se produzione e consumo si sovrappongono per il 90%. In questo caso rientri a poco più di 6 anni.

Morale. Oggi la taglia giusta dell’Impianto Fotovoltaico non dipende:
• dalla grandezza del tetto
• dai KWh annui che consumi
• dalla somma che hai da investire
• dalla potenza di picco al contatore
(occhio a questo punto che è un’altra tagliola… la scoprirai tra un attimo)

La taglia giusta la definisci seguendo esclusivamente questa regola: l’Impianto più grande possibile con il vincolo di assorbire istantaneamente almeno l’80% dell’energia prodotta.
In pratica, installi kWp appena inferiori allo zoccolo di consumo nelle ore diurne, tenendo conto della stagionalità della produzione e del consumo.

Ti dicevo della Potenza di picco al contatore.
Qualche volta il Venditore Serial Killer ragiona anche così.
Quanti kWp massimi puoi prelevare al contatore? Metti che ad esempio puoi prelevare fino a 150 kWp.
E lui ti propone un Impianto da 150 kWp.

Piccolo particolare: la potenza del tuo contatore è dimensionata in base alla potenza di picco necessaria per la tua attività.
Magari a te 150 kWp ti servono 1 ora al giorno (quando lavorano insieme alcuni Impianti, ad esempio), e per il resto stai sempre sotto a 100.

Se segui questo Fuoriclasse dello Stupro dei tuoi Soldi, ti ritrovi un’altissima percentuale di produzione in Scambio sul Posto e non in Assorbimento Istantaneo.
E i tuoi numeri crollano (ora hai la formuletta sopra, sai come verificare quello che ti dico). In sostanza butti soldi.

Allora, come fare?
La cosa migliore è misurare l‘energia che assorbi di giorno.
Se ci segui da un po’, sai che noi siamo un po’ fissati con le Misure. Per questo il nostro Sistema SuperWell© è scientifico e predittivo, e ti porta alla Libertà Energetica (non conosci SuperWell©? Clicca su http://www.novagreen.it, inserisci la tua email nel box che ti compare e poi spingi il pulsante arancio e scoprirai tutto).

Inizia a studiare le bollette e vedi i consumi per fascia. Ovviamente non basta. Se poi hai la media tensione, allora sei a cavallo… potrai richiedere al tuo Distributore le curve di assorbimento elettrico al quarto d’ora. E lì capisci tutto.
Se hai la consegna in bassa tensione non hai questa possibilità. Ma ci sono metodi, un po’ artigianali ma efficaci, per misurare quanto assorbi: o con un misuratore applicato al contatore, o anche verificando, carta e penna, l’accensione delle singole fonti di assorbimento (luci, impianti, motori, frigo, etc.) per un po’ di giornate.

Insomma: prima si misura poi si dimensiona.
Questo vale anche e soprattutto per la tua Struttura Wellness.
Le Strutture Wellness funzionano a Comfort Costante: tutti i tuoi impianti devono garantire il servizio sia nelle ore di punta che nelle ore di scarsa presenza.

I tuoi consumi sono quindi abbastanza stabili e costanti – hai degli assorbimenti fissi sotto i quali in pratica non scendi quasi mai.
Misura i tuoi Consumi nelle ore di luce, dimensioni il tuo Impianto – che non ti produrrà mai tutta la corrente necessaria alla Struttura, ma quella che sei in grado di assorbire nell’istante in cui la produci.

Quindi: oggi il Fotovoltaico è una soluzione intelligente solo se realizzato con questo criterio. La scelta andrà fatta in modo sistematico: ossia verificando se vi sono tecnologie diverse (come la cogenerazione a gas, ad esempio) che ti rendono lo stesso servizio in modo più economico. O degli interventi di efficientamento degli Impianti che ti abbattono i prelievi spendendo meno.

Allora: occhio ai Killer e Avanti…
Buon Wellness!

Ma tu compri Metano, Calorie o Acqua Calda?

La domanda secca che spesso mi fanno i Clienti: come faccio a calcolare quanto mi costa scaldare l’acqua per la doccia del Cliente?

Serve qualche calcolo ma se mi segui passo passo vedrai che sarà semplice.

Perché mentre per l’energia elettrica compri direttamente quello che usi, il gas metano non è “l’energia che usi”, ma è il combustibile per produrre tramite la caldaia l’energia (termica) che userai.

Allora, il costo dell’acqua calda per una doccia dipende da questi 7 fattori:

  1. Quanto paghi il metro cubo di metano (ammettiamo che usi metano)
  2. Il potere calorifico del metano
  3. Il rendimento termico della caldaia
  4. Il rendimento termico dei condotti idrici
  5. Il getto della cipolla della doccia
  6. I minuti di doccia del tuo Cliente
  7. La temperatura dell’acqua in acquedotto

Ho scritto questo breve articolo così vedrai come legare tutti questi fattori e calcolare il costo della doccia – così diamo al tema “calore” un valore che tocchi con mano.

Ti semplifico alcuni passaggi con qualche approssimazione – se mi legge il mio vecchio professore di fisica impreca in provenzale, ma tu fai l’Imprenditore Wellness e non il professore… e quindi te l’ho fatta corta…

Punto 1). Ipotizza un prezzo corrente del metano a 0,45 euro per Smc.

Subito una complicazione. Che significa Smc? Non basterebbe dire mc?

Smc significa Standard Metro Cubo. Perché il metano è un gas. Se fosse un liquido o un solido, basterebbe esprimere in sostanza (formalmente non è esattamente così) l’unità in litri o chili. 

Invece un gas si esprime in volume (in metri cubi, appunto), e non è detto che dentro a quel metro cubo vi sia sempre la stessa quantità di energia. 

Dipende dalla temperatura e dalla pressione. Condizioni standard vuol dire che appunto “la quantità di energia presente nel metro cubo di metano a 25 gradi di temperatura e un bar di pressione”.

Detto in termini pratici, il metro cubo di metano che compri lavora più o meno a seconda che sia inverno o estate… oppure che vivi al mare o a 3000 metri… quindi… 

Il fornitore, facendoti pagare lo Smc, corregge il metano che effettivamente entra nel tuo contatore con un coefficiente che riporta la quantità alle condizioni standard. È una garanzia per te.

Punto 2). Il potere calorifico

È la quantità massima di energia che puoi ricavare consumando completamente un metro cubo di metano in condizioni standard. 

Normalmente viene espresso in MJ/Smc.

Il MJ è il megajoule, cioè l’unità che misura il lavoro effettuato da una forza. In pratica, anche quando sali le scale puoi esprimere lo sforzo in megajoule.

Quindi la quantità di lavoro presente in un metro cubo di metano ti dà il potere calorifico.

(hai mai notato che nella bolletta del metano, di solito in alto a sinistra, ci sono scritti i MJ vicino alla sigla PCS? Te li comunicano volta per volta perché i MJ variano per la ragione che ti ho scritto al punto 1)

Il PCS è il Potere Calorifico Superiore. Esiste anche il PCI (che non è il vecchio Partico Comunista Italiano ma il Potere Calorifico Inferiore)

La differenza è questa: 

  • il PCI è il lavoro che ti fa il metano se tieni conto che i fumi di combustione escono ad una temperatura molto più alta di quella a cui entrano, e che un po’ di lavoro lo perdi nella vaporizzazione dell’acqua prodotta dalla combustione
  • il PCS è il lavoro che ti fa il metano se lo sfrutti al 100% – in pratica riportando fumi e acqua prodotti dalla combustione alla temperatura iniziale (è quello che fanno le caldaie a condensazione… per questo rendono di più: perché usano il PCS e non il PCI)

Ad ogni buon conto, ora siamo prudenti e teniamo conto del PCI (comunque ora sai quando puoi usare il PCS).

Prendi la bolletta del gas e trovi il PCS. Nella bolletta che ho in mano io vale 38,32 MJ/Smc

Quanto vale il PCI? il calcolo è lungo e te lo risparmio. Per farla breve, considera il 10% in meno del PCS (approssimativo ma realistico).

Allora il PCI varrà 38,32 – 10% = 34,49 MJ.

Ora però questo megajoule è un’unità un po’ strana… pare un’arma di Goldrake… vogliamo parlare di cose più terrestri?

Sappi che il rapporto tra megajoule e chilowattora è costante. In pratica, il lavoro che ti fa il metano puoi esprimerlo anche in kWh.

1 megajoule vale 0,278 kWh. In altri termini: se 1 Smc di metano ha un PCI di 34,49 MJ, allora moltiplicato per 0,278 fa 9,59 kWh per Smc.

Sai che significa? Che se hai una caldaia di potenza 9,59 kW termici, e la mandi al massimo, ti consuma esattamente 1 Smc di metano all’ora.

Se la tua caldaia è da 200 KWt e la mandi a palla, ti mangia 200 diviso 9,59 uguale 20,85 Smc di metano ogni ora.

Punto 3). Il rendimento della caldaia in cui bruci metano.

Si esprime con la lettera greca η (se non lo sai già: si legge “èta”)

Indica il rapporto tra l’energia prodotta dalla caldaia “buona per scaldarti” e l’energia che hai messo in caldaia (sotto forma di “lavoro” presente nel metano).

Ora, le leggi della fisica ti dicono:

  1. che nulla si crea e nulla si distrugge (quindi tanto entra e tanto esce dalla macchina)… ma anche che
  2. l’energia “buona”, utile insomma, che esce è sempre meno di quella che entra perchè la macchina ha sempre un rendimento inferiore a 1 (pensa all’automobile… un litro di benzina non ti va tutta per il moto… quanta ne consumi nell’attrito delle gomme con il terreno?)

Nella scheda tecnica della tua caldaia (e a volte anche nella targa) viene riportato questo valore. Metti che la tua caldaia ha η pari al 95%.

Ecco. Il più è fatto.

Punto 4). La dispersione termica dei condotti idrici.

Un po’ dell’energia presente nel metano te la perdi bruciando in caldaia. Ma un po’ ne disperdi anche nei condotti che vanno dalla caldaia alla doccia. Diciamo che perdi l’8%. Ossia che il rendimento di distribuzione è pari al 92%.

Punto 5). Il getto della cipolla della doccia. Metti un valore standard confortevole: 10 litri al minuto.

Punto 6). La durata della doccia. Metti un valore standard: 5 minuti.

Punto 7). La temperatura dell’acqua in acquedotto. Considera 12 gradi (è un valore medio). La doccia si fa a circa 36 gradi. Quindi devi scaldarla per 24 gradi.

Ora tiriamo le fila.

1 Smc di metano ti dà energia pari al PCI (9,59) moltiplicato il rendimento della caldaia (95%).

Quindi 9,59 x 95% = 9,11 KWh termici. Sono quelli buoni che escono dalla caldaia…

Poi l’8% ne perdi per strada nei condotti: quindi quando arriva alla doccia il Smc di metano ti dà 8,38 KWh (9,11 KWh per 92%)

Ma ancora è un numero astratto… come fai a visualizzare 8,38 KWh?

Ricordi quello che ti ho scritto sopra? Una caldaia da 200 KW mangia 20,85 Smc di metano all’ora.

Sai che tante persone (forse anche tu) per parlare di potenza della caldaia parlano di kilocalorie (kCal)?

In effetti una volta si usava fare così. Ma anche qui scopri un’altra cosetta.

Il rapporto tra kCAl e kWh è costante. Vale 860. Cioè 1 kWh = 860 kCal.

Quant’è 1 kCal? Semplice: è l’energia che serve per scaldare di 1 grado 1 litro d’acqua.

(… ci stiamo avvicinando …)

E adesso: devi scaldare 50 litri d’acqua (10 litri al minuto per 5 minuti) di 24 gradi (36 che servono alla doccia meno 12 della temperatura acquedotto).

Quindi ti servono 50 litri x 24 gradi = 1200 kCal.

Siccome 1 kWh = 860 kCal… allora 1200 kCal = 1,40 kWh 

Sai che in 1 Smc di metano quando arriva alla doccia si porta 8,58 kWh. 

A te servono 1,40 KWh e quindi 1,40 diviso 8,58 = 0,16 Smc di metano.

Paghi il metano 0,45 euro al Smc quindi…

0,16 Smc x 0,45 euro = 0,072 euro.

Morale: scaldare l’acqua per la doccia del tuo Cliente ti costa 7,2 centesimi… 

Non era difficile, vedi? 

Segui passo passo questo metodo per calcolare il tuo costo della doccia: metti dentro i tuoi numeri e vedrai.

Buon Wellness ☺

Esco, per entrare in squadra…

Sembra un gioco di parole, ed in effetti un po’ lo è.

Il fatto è che si usa il nome inglese. Significa Energy Service COmpany. Certo, in italiano potevano usare un nome un po’ più adeguato ma… tant’è.

La ESCO (Energy Service COmpany) è una società che effettua interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica, assumendo su di sé il rischio dell’iniziativa e liberando il cliente finale da oneri organizzativi e dagli investimenti. I risparmi economici ottenuti vengono suddivisi fra la ESCO ed il Cliente con un accordo commerciale.

In pratica la ESCO è una società che installa uno o più impianti nella tua struttura, si fa carico di gran parte dell’investimento, ti gestisce l’impianto e ti vende l’energia prodotta ad un prezzo più basso di quello che paghi all’attuale fornitore.

Eccoti un esempio.
Oggi tu paghi la corrente 16 centesimi al KWh
– 5,7 energia
– 10,3 tasse ed oneri di rete.

Arriva la ESCO. Progetta e realizza un impianto di cogenerazione a gas nella tua struttura.
Produrre energia a km zero tramite ESCO costa 8 centesimi finiti… gli oneri di rete sono quasi zero (ovvio, non usi la rete) e le accise valgono 1,2 centesimi. Costo totale 9,2 centesimi.
I 16 centesimi che paghi oggi meno i 9,2 centesimi che ti servono per produrre energia in casa fanno 6,8 centesimi di risparmio.

Questa è la torta da spartire con la ESCO. Vi mettete seduti e fate un accordo su come dividerli. Ad esempio decidete di fare metà per uno.
Tu risparmi 3,4 centesimi al KWh – con un investimento iniziale minimo o anche zero. La ESCO si prende 3,4 centesimi – ci paga l’ammortamento dell’investimento e le rimane il margine.

Perché la ESCO può essere una buona soluzione?

  • Perché è una società che per mestiere fa energia. Quindi passa le giornate tra gli impianti. Tu invece fai un altro mestiere – vendi wellness ai tuoi clienti.
  • Perché ti evita l’intero investimento. Chiaro: se ti paghi l’impianto da solo risparmi di più. Ma se alla fine consideri il costo del capitale stiamo lì.
  • Perché la ESCO è la soluzione all’Impianto MoTArrangi (ricordi tutti i problemi del tuo collega Andrea Rosetti nella storia “I 7 killer energetici di Andrea?”). Se l’impianto non va, con la ESCO non ti ritrovi una ferraglia sul groppone… senza ESCO… MoTArrangi.

Quindi puoi decidere di fare l’Impianto con tuo investimento o tramite una ESCO. Puoi trovare una soluzione intermedia (un po’ investi tu e un po’ la ESCO).
Ma mettiti nelle condizioni che, se l’impianto non funziona, il tuo fornitore abbia qualcosa da perdere.

Se proprio non vuoi nessuno tra le scatole nella tua struttura, e vuoi investire tu, almeno abbi un’accortezza.
Chiedi al venditore di offrirti lo stesso identico impianto anche in formula ESCO. Vedi fino a che punto è disposto veramente a metterci i Soldi in ESCO. Se anche lo compri, in ogni caso pagagli un 5-10% in funzione dell’energia che produrrà.
Oppure, puoi decidere di usare la ESCO per costruire l’impianto, farlo partire e se funziona poi te lo compri – allora accertati che il contratto ESCO preveda anche un prezzo d’acquisto prestabilito.

Qualche altra raccomandazione, se vuoi usare la formula ESCO.

Uno. Che compri o fai ESCO, devi essere convinto della proposta. Se pensi “la soluzione che mi propongono non mi convince… ma che mi frega se non funziona, tanto i soldi ce li mettono loro”…, bè, stai pensando da perdente.
Se non funziona la ESCO perde soldi, ma tu non ti ottieni il risultato… e perdi la cosa più importante: il tempo.

Due. Se quindi il fornitore ti chiede

  • una compartecipazione dell’investimento (tipo 10-20%)
  • una piccola cauzione
  • una quantità minima di energia da comprare (ma non più del 60-70% del tuo fabbisogno) – si chiama clausola “take or pay”
  • un contratto a 5 , 10 o 15 anni

non c’è niente di strano.
La ESCO mette i soldi a casa tua, con tutti i rischi del caso, per darti risparmio e liberarti da parecchi pesi. Non puoi pretendere che creda in te e nella tua struttura – se non ci credi anche tu.

Perchè in effetti, fare ESCO è un po’ un gioco di squadra. Conviene passarsi la palla, perchè si vince e si perde insieme.

Buon Wellness!

Come rifasare i carichi elettrici ed evitare di buttare Soldi

L’hai notata spesso – di solito viene tutti i mesi. Si affaccia subdola tra le righe, con quella faccia da angioletto e quel nome timido. E invece è una delle facce cattive dell’energia elettrica!

Di fatto l’Energia Reattiva serve solo a magnetizzare (eccitare, in parole povere…) i circuiti magnetici del motore. Eccita e costa cara a tutti, per non combinare nulla.

Già… l’energia Reattiva fa danni a tutti – sia a te che al fornitore. Perché non produce lavoro ed è solo un peso per il Gestore della Rete – che te ne ribalta parte del costo.

Ma ci sono metodi ormai solidi per azzerarla. E’ indispensabile farlo – anche perché sennò ti costerà sempre di più.

Ecco come funziona. In questo articolo cerco di farla semplice – il tema è un po’ più complicatino di altri. Ma di fondo è chiaro. La Reattiva costa Soldi inutili. E puoi evitarlo.

Bene. Mi addentro nella selva oscura – spero di fare un po’ di luce.

Allora… devi alimentare le tue macchine della Struttura Wellness…. Trasformatori, motori, lampade fluorescenti… e quindi prelevi Energia Elettrica dalla rete. 

Prendi l’Energia Attiva – cioè quella che ti serve per compiere il lavoro. È data dalla Potenza Attiva per le ore di funzionamento. Ed insieme arriva l’Energia Reattiva (in funzione dal tipo di macchine che hai), che dipende dalla Potenza Reattiva per le ore di funzionamento. 

La radice quadrata della somma due Potenze al quadrato si chiama Potenza Apparente.

Non svenire: eccoti un esempio. 

Hai un motore elettrico asincrono. Assorbe Energia Attiva per funzionare, cioè per “girare”. Chilowattora, insomma. 

Il motore ha bisogno di un campo magnetico che fa ruotare il rotore. La Reattiva è l’energia del campo magnetico. Che  aumenta la corrente che scorre nei circuiti senza però generare lavoro. Energia persa, quindi.

Il Fornitore dell’Energia Elettrica ti fa pagare una penale se scambi con la rete troppa Reattiva. Oppure (è la stessa cosa), se il rapporto tra Potenza Attiva e Potenza Apparente è troppo basso. Questo rapporto si chiama Fattore di Potenza, detto anche cosɸ (se non lo sai, si legge “cosfì”).

Quindi se la Reattiva è troppo alta, il Fattore di Potenza si abbassa e tu vai in penale.

Ora, dal 1° gennaio 2016 la soglia della penale è stata abbassata.

Se quindi hai potenza impegnata oltre 16,5 kW, con l’attuazione della Delibera 180/2013/R/EEL, cambiano un po’ di cose (in peggio).

Infatti, se hai un cosɸ medio mensile inferiore a 0,95, vai in penale – se ti abbassi un altro po’ scatta una penale più pesante (fino all’anno scorso andava un po’ meglio – ti bastava stare sopra a 0,9).

Il Gestore della rete può poi obbligarti all’adeguamento dell’impianto (sennò ti stacca) se:

  • il cosɸ istantaneo nel momento del massimo carico, per prelievo in periodo di alto carico, è inferiore a 0,9;
  • il cosɸ medio mensile è inferiore a 0,7;
  • se immetti in rete potenza Reattiva.

Tutto questo come finisce verso di te? Semplice e feroce. La Reattiva da quest’anno ti costa di più.

E allora che fare?

La Reattiva in realtà non può essere ridotta – perché serve al motore e ad altri apparecchi per funzionare.

Puoi solo mettere, tra la macchina e la rete, qualcosa che la produca dove serve. 

Cioè, ad esempio, metti un Condensatore. Che assorbe la corrente che è in anticipo di 90°  rispetto alla tensione e quindi fa da generatore di energia Reattiva – in opposizione rispetto a quella del carico. 

Questa potenza fornita dal condensatore alla macchina elettrica (con comportamento ohmico-induttivo) sostiene il campo elettromagnetico e non viene più prelevata dalla rete, quindi si riduce l’intensità di corrente circolante e lo sfasamento tra tensione e corrente. E così elimini la penale.

Capiamoci. Così non riduci la Reattiva in assoluto. Riduci solo la Reattiva scambiata con la rete – perché il Condensatore sta in mezzo e fa il lavoro sporco come il mediano nel calcio. Tiene pulita la rete dalle oscillazioni del campo magnetico. Così migliori il fattore di potenza ed eviti la penale.

Il Condensatore in questo caso rientra, in modo più generale, tra i Sistemi di rifasamento.

Allora, se non l’hai già fatto, installa un Impianto di rifasamento e taralo con un fattore di potenza cosɸ minimo a 0,95.

I Condensatori si possono installare in due modi:

  • in parallelo ai singoli carichi

Questa soluzione non ti conviene quasi mai, anche se sarebbe la più corretta. 

In un impianto i carichi a basso cosɸ possono essere anche centinaia ed ognuno richiederebbe l’installazione di un condensatore adeguato (con la sua linea di collegamento, derivazioni, protezioni e organi di sezionamento). 

Neanche è consentita l’installazione di condensatori fissi, sempre collegati in rete, tranne quelli posti sui trasformatori in cabina, a monte dell’interruttore generale di bassa tensione. I condensatori possono essere collegati in rete solo in presenza di carichi da rifasare e questi non devono essere rifasati oltre cosɸ 1, altrimenti si conseguirebbe una sovracompensazione che produrrebbe squilibri nella rete.

  • Con il rifasamento centralizzato

Consiste in una batteria di condensatori unica per tutto l’impianto, normalmente posizionata a monte di tutti i carichi ed a valle dell’interruttore generale di bassa tensione. 

Queste apparecchiature gestiscono la potenza rifasante dei condensatori in numerosi gradini, seguendo l’andamento dei carichi per ottenere, in ogni condizione, una perfetta correzione del cosɸ. 

Cessata l’attività dei carichi, le batterie dei condensatori vengono tutte disinserite, in attesa del nuovo ciclo di lavoro.

Ecco qua. Ok, ti stai asciugando il sudore – ti avevo avvertito che era un po’ complicato. Però hai scoperto una cosa utile per la tua Struttura. 

E allora, rifasa i carichi. O butti Soldi.

A presto!

Vita, morte e (pochi) miracoli della Legionella

Sì, ero in quell’Albergo, a fine luglio del 1976… il Bellevue-Stratford Hotel.
Eravamo in Quattromila. Ne avevamo passate, sai… Io insieme ad altri mi ero fatto le paludi del Vietnam, ma non mi piaceva l’odore del napalm la mattina…
Tanti altri l’avevano scampata dai boschi delle Ardenne… Altri ancora erano nella FEAF con il generale Stratemeyer, in Corea…
Bè, guarda. Nessuno di noi avrebbe pensato di tornare a casa in una cassa… eravamo Veterani, ormai.
Eravamo a Filadelfia per il Congresso della nostra associazione, la American Legion.
221 di noi furono infettati da qualcosa di misterioso. 34 morirono.
A me andò bene, portai a casa la pelle anche quella volta.
Scoprimmo più tardi che si trattava di un batterio mai conosciuto prima.

Potrebbe essere questo il racconto di uno dei quei Quattromila, quando il mondo scoprì la Legionella.

La Legionellosi è uno dei pericoli principali della Struttura Wellness.
Non è un problema strettamente energetico – ma dipende molto da come produci e gestisci l’energia termica.

Si sviluppa, soprattutto nel periodo estivo, in luoghi particolari.
Dove funziona un sistema di condizionamento, di umidificazione o di trattamento dell’aria o di ricircolazione delle acque.
Tombola: Strutture Wellness.

Allora, se gestisci male l’acqua negli impianti avrai:

  • incrostazioni, corrosioni, depositi
  • crescite biologiche.

Ora, il primo gruppo ti fa perdere efficienza degli impianti e quindi soldi. Ed è già un problema. Tutto energetico.

Le crescite biologiche (alghe, funghi, muffe e batteri) ti fanno ammalare. Questo invece è un disastro. Il peggio che ti può capitare è la Legionella – il nome in realtà raggruppa più di 40 di batteri aerobi: la più pericolosa è la Legionella pneuomophila (ricorre nel 90% dei casi di legionellosi).

E parliamo un po’ di Legionella. Non siamo Medici e neanche Professori – ma solo Imprenditori. Quindi andiamo al sodo. Non ci interessa fare una tesi, non ne siamo neanche capaci. Ma vogliamo vedere che problemi può creare nella tua Strutture Wellness.
Naturalmente, se legge un esperto sviene. Prima lo facciamo rinvenire e poi gli chiediamo scusa.

Allora, come si contrae la Legionella? Sostanzialmente respirando acqua contaminata diffusa in aerosol – in pratica quando fai la doccia.
Non la prendi invece bevendo l’acqua contaminata e, secondo gli ultimi accertamenti, neppure per trasmissione diretta tra persone.

Chi prende la Legionellosi in pratica ha una forma di polmonite difficile da riconoscere rispetto alle altre forme batteriche di polmonite. Spesso se ne accorge perché ha anche altri problemi (gastrointestinali, neurologici, cardiaci, febbre alta, dolori muscolari, dolori al torace, disturbi intestinali e diarrea).

Di solito la Legionellosi si manifesta in due forme:

  1. la Febbre di Pontiac
  2. la Malattia del Legionario (e sai perché). Questa è la più pericolosa. Si incuba per 5-6 giorni e se il medico la riconosce tardi può portare alla morte.

I batteri della Legionella dormono nei fiumi, nei laghi, nei pozzi, nelle terme. Qualche volta anche negli acquedotti (possono anche bucare i trattamenti di potabilizzazione).

Si svegliano solo quando trovano tutte queste condizioni:

  • temperatura dell’acqua compresa tra 25 e 42°
  • ambiente con presenza di ossigeno
  • condizioni di stagnazione
  • elementi nutritivi (biofilm, scorie, calcare, ioni di ferro, materiali plastici)
  • vaporizzazione dell’acqua

In teoria, dove c’è tanta acqua c’è rischio.
In pratica, il rischio reale lo trovi dove l’acqua si scalda e nebulizza.

Per quello che ti riguarda quindi rischi se hai

  • una struttura sanitaria
  • una struttura ricettiva
  • un centro sportivo

eh già, tombola. Le Strutture Wellness sono tutte dentro.
(vedi quando ti dicevo che sotto tanti punti di vista, compreso questo, di fatto piscine, hotel e cliniche sono un unico settore? Ma tu lo sai già…)

Cosa devi fare per non farti male?
Sicuramente hai il tuo tecnico che se ne occupa.

Qui ti ricordo giusto qualche accorgimento:

  • fatti progettare e costruire reti di distribuzione idrica che evitano ristagni – tubazioni corte e zero terminali ciechi
  • meglio caldaie istantanee di produzione dell’acqua calda che troppi accumuli
  • fa’ manutenzione costante, pulisci i serbatoi, i rubinetti e le docce
  • fa’ la disinfestazione periodica
  • utilizza sistemi di addolcimento delle acque
  • fa’ i trattamenti chimici (clorazione, battericidi di sintesi, ozono, composti a base di argento, ecc.), oppure la filtrazione ed il trattamento a raggi ultravioletti (UV). Non so dirti qual è il migliore – dipende caso per caso.
  • lascia perdere gli impianti termici a bassa temperatura, e invece lavora sopra a 52. L’abbiamo fatto in qualche Struttura Wellness. Funziona. A quella temperatura ammazzi i batteri. E tu vivi tranquillo.

A presto!

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